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L’Ilva rapita

 

di Nadia Redoglia
Quanti sono i responsabili con dolo e/o colpa, o meglio, quanti saranno riconosciuti tali alla fine dell’Ilva malefica perpetrata e continuata per decenni? Intanto c’è da chiedersi se si giungerà alla fine. Ufficialmente è appena arrivato il principio, da sempre ufficiosamente noto giusto ai cimiteri, agli ospedali, agli ambulatori veterinari, alle cancellerie giudiziarie intasate anche dalle querele  contro le associazioni chiamate ambientaliste per far prima, ma che di fatto sono le sole a occuparsi di umanità e che perciò istituzionalmente ancorché “civilmente”, considerate per lo più “scassaminchia”. Dove stavano Governo e Informazione nazionale, quando queste subivano il loro quotidiano calvario emotivo ed economico, accollandosi in proprio i capitali per difensori e perizie? Ora la seconda ci puccia il biscotto, il primo emana decreti d’urgenza, commissaria, sospende i dirigenti e così finalmente la magistratura può arrestare e sigillare gli impianti della morte. Intanto mettiamo a disposizione 336milioni (329 pubblici) per le operazioni di vitale priorità (per piacere non chiamatela “bonifica” che porta sfiga, a giudicare da quella maddalenina da G8 mancato che sta succhiando a ufo centinaia di milioni).

Cioè, fateci capire: l’Ilva fu venduta nel ‘95 per circa 1.460 miliardi di lire (725milioni euro mal contati) diventando così totalmente privata e ora noi si sborsa la metà per impedire ai cittadini d’essere uccisi?
Praticamente stiamo pagando un riscatto!

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