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E Assad spaccò la sinistra. Perchè?

 

Un tempo la politica internazionale era il punto di convergenza delle diverse anime del variegato mondo che si definisce di sinistra. Ora la grande stampa internazionale cerca di capire cosa stia accadendo, come mai la questione siriana stia spaccando la sinistra. L’articolo più ampio e esaustivo al riguardo lo pubblica Le Monde Diplomatique. Ma se ne occupano in tanti.

Molto chiara e forte la tesi di “Socialist Worker”, che dopo aver ricordato come uno dei suoi beniamini, Tariq Ali, si sia schierato con la sinistra che abbraccia Assad, sottolinea che le sue tesi questa volta non convincono proprio; i guerriglieri commeteranno errori, avranno cattivi compagni di strada, ma sono il prodotto di un’isurrezione popolare, afferma Socialist Worker, che conclude così: “Le rivoluzioni arabe hanno certificato una cosa; la morte politica di quasi tutta la sinistra araba. La miglior prova di questo l’hanno data i dirigenti del Partito Comunista Egiziano che hanno votato alle recenti presidenziali per Ahmed Shafiq, il candidato dei generali. Coloro che nella sinistra europea consentono a un impulsivo e compulsivo “anti-imperialismo” di spingerli contro la rivoluzione siriana non fanno che confessare la loro di bancarotta”.

Indubbiamente le tesi di Socialist Worker ci fanno sentire meno soli, in un paese dove comunque un confronto vero su questi temi non è stato aperto da nessuno. Anche il movimento pacifista si è spaccato. La stampa “di sinistra” comuque sostiene quasi tutta Assad, in alcuni casi parlando di rischi di fondamentalismo (soprattutto Repubblica, che però sollevando questo problema non si è mai occupata di Hezbollah e pasdaran, che non sembrano patiti di Voltaire), ma un vero confronto tra i due orientamenti non lo ha voluto avviare nessuno. Perché? Un po’ perché per gran parte della sinistra italiana pensare che oltre alla legge elettorale sarebbe importante anche confrontarsi su questo sembra francamente impossibile. E invece la questione è importantissima. C’è una narrativa da scardinare, ed è quella della sinistra anti.

Incapace di concepirsi in assenza di nemici, questa sinistra finisce, forse involontariamente, forse no, col rifiutare agli arabi anche il diritto all’insurrezione popolare contro il tiranno. L’unica insurrezione lecita è quella contro “i gringos”o contro Israele, quindi la scelta è quella di una “realpolitik di sinistra” in cui ogni aberrazione va bene purchè si dica antiamericana e anti-israeliana. Questa narrativa a nostro avviso confina questa sinistra all’interno di universo mentale strumentale, forse autolesionista, di certo infantile, oltre che in un mondo che non c’è più. Non a caso proprio dalla discussione su Libia e Siria ha preso piede in Italia quel fenome inqueitante che è il “rossobrunismo”, e cioè la convergenza in chiave antagonista di estrema destra ed esprema sinistra.

Una discussione tutto questo la merita, perché riguardando il modo di vedere il mondo è questo che impedirà la permanenza degli uni e degli altri nello stesso campo culturale. La divaricazione è molto più grave e di fondo rispetto a quella sul’articolo 18. Tanto che la discussione ormai si è imposta in tutto il mondo. Tranne che in Italia.

da Il mondo di Annibale

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