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L’utopia concreta

 

Parliamo di un libro che non è solo un libro, ma molto di più. Ne parliamo con una testimone diretta di una lunga battaglia. Il libro è ‘Il festival a casa del boss’ , di Pietro Nardiello, un punto di riferimento per Libera Campania e per tanti giovani. La testimone è Mara Filippi Morrione, una donna dall’aspetto gentile e raffinato, apparentemente fragile, in realtà una donna fortissima, che in molti abbiamo imparato ad amare,  moglie di Roberto, sua inseparabile compagna anche nei momenti più difficili, ed oggi coordinatrice del ‘Premio Roberto Morrione’,  dedicato a giovani giornalisti di inchieste televisive e di giornalismo investigativo.

Mara mi accoglie nella sua casa di Roma, dove ogni cosa ricorda lo straordinario legame fra lei e Roberto, pareti di libri,  carte , documenti , giornali. E poi lo studio di Roberto, entriamo in punta di piedi…
‘Certo che mi ricordo di quella prima rassegna nelle terre sequestrate ai camorristi’, mi dice . ‘Era l’estate del 2008,  con Roberto siamo rimasti per tutta la durata dell’iniziativa .. Fu un’emozione. Ricordo che Pietro e gli altri ci accompagnarono a fare una serie di sopralluoghi nelle ville e nelle zone confiscate. Fu un’idea coraggiosa , un’iniziativa difficilissima in quelle terre ..Eppure Roberto aderì, li incoraggiò, perché aveva intuito la forza dirompente di una iniziativa simile, in terre assediate dalla criminalità, dove ogni pietra parla di quella ‘cultura’ piegata all’illegalità’.

E Pietro Nardiello nel suo libro infatti scrive: ‘Non mancheranno i momenti in cui, in questo racconto si tornerà a parlare di Roberto..per il momento è giusto scrivere quanto ci manchino lui e i suoi consigli, le sue dritte sempre sussurrate e mai fuori luogo. Un grande giornalista, certo, ma soprattutto un grande uomo’. In quella prima rassegna – ricorda sempre Nardiello – le adesioni arrivano una dietro l’altra : la grande famiglia di Articolo 21, con Beppe Giulietti, Raffaele Cantone, Ferdinando Imposimato, Tano Grasso,Lello Magi, scrittori e artisti come Ulderico Pesce, Carlo Faiello, e poi tanti amici giornalisti, da Francesca Ghidini a Daniela De Crescenzo

Intanto Mara riprende il suo racconto: ‘Ricordo che Roberto era davvero entusiasta che questi ragazzi fossero riusciti nell’impresa, per certi versi titanica, in queste terre. Ora mi viene in mente una serata magica in una di queste ville del boss, fu come una specie di sogno ascoltare un attore , un affabulatore, nel suo dialetto , che è davvero una lingua: leggeva brani di storici napoletani.. E poi nel pomeriggio, uno di questi sopralluoghi nella villa.  Per sfregio, andando via, i camorristi avevano portato via tutto, divelto persino i rubinetti e le finestre.. uno spettacolo tremendo, la faccia di un vero e proprio stupro di una realtà sociale. Che contrasto, la volontà pulita e civile di questi giovani e la cultura di morte della camorra.. Roberto – io  me ne rendevo conto ogni momento di più – era davvero per loro un punto di riferimento, una voce autorevole. Li rincuorava, se in qualche dibattito c’era poca gente. Diceva: dovete fare rete , non dovete esporvi da soli ed individualmente, illuminate la realtà, ma coinvolgete sempre le altre associazioni, gli amministratori (quelli che isolati, vivono in un clima politico connivente). Insomma una ‘contaminazione’ positiva , non un festival che restasse una parentesi per quanto bella..’.

In molti luoghi del libro di Pietro Nardiello, trovo traccia forte di questo discorso che mi sta facendo Mara.  Pietro riporta le parole del magistrato Cafiero De Raho, alla conferenza stampa di presentazione della rassegna a Napoli: ‘Tutto ciò che viene tolto alla camorra generalmente viene distrutto dai clan per impedire che i loro beni vengano usati da altri. Il Festival è un modo per riportare la civiltà in zone che non ne avevano, attraverso la cultura, unico strumento per combatterla. Inoltre questo Festival rappresenta un ulteriore passo verso il completo e doveroso recupero della memoria di Don Peppe Diana, vittima innocente ed ingiustamente infangata nei tempi immediatamente successivi alla sua morte’. Tutto questo – scrive Pietro – rappresenta una pazzia o un sogno velleitario? Forse, ma sicuramente meglio che rimanere fermi a guardare con indifferenza ciò che accade.

Mara mi parla poi di un episodio che Roberto le aveva raccontato, e che la dice lunga sulle tensioni e le contraddizioni con cui si combatte. Si tratta della conferenza stampa di presentazione della rassegna alla camera dei deputati. E il libro di Pietro Nardiello racconta per intero quello stesso episodio: ‘Alla conferenza stampa sono presenti le delegazioni dei Comuni ..in sala stampa sembra che si respiri un’aria nuova. E’presente una parte della politica locale, finalmente al nostro fianco. Nessuna illusione, ma almeno iniziamo a coltivare una speranza. Quando però Roberto Morrione inizia il proprio intervento, facendo riferimento alla marcia del 19 marzo di Casal di Principe,  quando si sono contrapposte le lenzuola bianche appese ai balconi e l’indifferenza di altri,  il sindaco Cipriano Cristiano, senza attendere la conclusione del discorso, che poi si rivelerà contenere un giudizio positivo su Casale, si inalbera abbandonando la conferenza. Sarà poi l’on. Fabio Granata all’epoca fra le file del PdL,  a richiamare con severità  e all’ordine Cristiano che si scuserà con Roberto Morrione’.

Il libro di Pietro è veramente  qualcosa di più di un semplice racconto di cronaca (e che cronaca: anno di fuoco: l’esecuzione camorristica di Domenico Noviello a Castelvolturno, di Michele Orsi a Casal di Principe) . E’ un cammino, vorrei dire a cuore aperto, su territori molto critici, territori non solo geografici, ma anche umani e psicologici. E’ l’intreccio di molte storie: una collettività, un’associazione, giornalisti, artisti e magistrati , ai quali dobbiamo moltissimo, senza dei quali nulla resterebbe né come memoria né come buone pratiche politiche. Per i beni confiscati, è stato – questo appena finito – un mese di giugno terribile: ovunque, in Sicilia, Lazio, Puglia, Calabria  gesti di devastazione, vandalismo, incendi, intimidazioni, violenza. La criminalità non tollera l’idea straordinaria di Don Luigi Ciotti e della sua Libera, perché è un’idea di vita e di futuro che  distrugge una sola cosa: appunto la criminalità.

Parliamo ancora a lungo con Mara, di tante cose. E in ogni caso, grazie a Pietro Nardiello, perché attraverso il suo libro ho anche ritrovato Roberto e Mara Morrione.

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