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Articolo 21 non si ferma mai

 

di Roberto Bertoni
Qualcuno profetizzava che, con la caduta di Berlusconi, tutti coloro che in questi anni si sono battuti con vigore contro i suoi comportamenti, le sue leggi “ad personam” e i suoi tentativi, più o meno velati, di ostacolare la libera informazione fino quasi a soffocarla col famoso “bavaglio”, non avrebbero saputo più cosa scrivere e contro chi scagliarsi.
Naturalmente, si sbagliava di grosso, come è già accaduto altre volte da quando in Italia si sono formati tre partiti abbastanza trasversali: da una parte, i berlusconiani di ferro; dall’altra, gli anti-berlusconiani di professione e, infine, coloro secondo cui “Berlusconi è sì un’anomalia ma non va demonizzato, perché altrimenti facciamo il suo gioco”.

Articolo 21, per sua natura, non si è mai iscritta ad alcuno di questi partiti. Tuttavia, siamo stati tra i primi a denunciare l’“anomalia berlusconiana” e i rischi che essa comportava per il Paese e non ci siamo mai tirati indietro, di fronte a nessuna battaglia, neanche quando siamo rimasti soli, quando ci è stato detto che eravamo dei fissati, quando ci è stato consigliato di lasciar perdere, di non disturbare i manovratori, di restare al nostro posto o di sederci a qualche tavolo per partecipare anche noi a banchetti che proprio non si addicono alla natura di persone libere e senza padroni.

Questi e molti altri concetti hanno caratterizzato la nostra Festa annuale, celebrata giovedì 19 luglio a Palazzo Incontro, a Roma, gentilmente ospitata da Nicola Zingaretti (presidente della Provincia e da qualche giorno candidato a sindaco della Capitale) e alla presenza di numerosi amici e sostenitori dell’associazione.
Tra le riflessioni più interessanti della serata, mi è particolarmente cara questa di Vincenzo Vita: “In questi anni di crisi della politica e della rappresentanza sociale, senza Articolo 21 alcune battaglie, forse, non si sarebbero fatte” e alcuni temi – mi permetto di aggiungere – probabilmente sarebbero stati ignorati o affrontati in ritardo, senza la dovuta fermezza e intensità.

Infatti, basta osservare il percorso umano e l’impegno civile dei soggetti che abbiamo premiato per comprendere quanto sia stata importante nell’ultimo, drammatico decennio l’azione di quest’instancabile “banda di rompiscatole” che ha avuto persino il coraggio di schierarsi, a suo tempo, contro alcune norme varate dal centrosinistra, a dispetto della matrice storica che ci lega a vari personaggi di quello schieramento, e di uscire dal contesto di melassa generale, dicendo chiaro e forte al governo Monti che il senso di responsabilità e lo stato di emergenza in cui versa il Paese non ci avrebbero indotto ad abbassare la guardia su argomenti come i diritti sociali e civili, la libertà d’informazione, i diritti umani, la dignità del lavoro e delle persone.

Quest’anno più che mai, alla vigilia di una fase che si preannuncia carica di insidie e d’incertezze, abbiamo inserito tutti nomi di forte impatto sull’opinione pubblica, ciascuno portatore di un preciso messaggio sociale e civile che costituisce anche una sintesi del nostro impegno e delle nostre iniziative: da Placido Rizzotto (nipote del sindacalista assassinato a Corleone nel 1948, i cui resti sono stati ritrovati solo pochi mesi fa) ai ragazzi di Radio Siani (una coraggiosa emittente locale che si batte per la legalità, ha sede in un bene confiscato alla camorra nella città di Ercolano e deve il nome alla memoria del giornalista Giancarlo Siani, ucciso proprio dalla camorra a soli ventisei anni), senza dimenticare alcuni autori del saggio “Il Casalese” (che ricostruisce l’ascesa politica di Nicola Cosentino), i promotori della campagna “LasciateCIEntrare” (per rivendicare con forza il diritto dei giornalisti e degli operatori dell’informazione ad accedere nei C.I.E. – Centri di Identificazione ed Espulsione – e nei C.A.R.A. – Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo – in seguito al divieto di accesso per la stampa espresso dall’allora ministro dell’Interno, Roberto Maroni, con la circolare n. 1305 del 1 aprile 2011), una cara amica di Articolo 21 come l’attrice Ottavia Piccolo (da sempre impegnata al nostro fianco contro ogni ingiustizia e ogni sopruso), Ilaria Cucchi e Lucia Uva (rispettivamente sorelle di Stefano e Giuseppe, morti in circostanze sulle quali non è stata ancora fatta piena luce mentre erano nelle mani dello Stato) e infine Tommaso Fulfaro, per noi tutti una guida e un punto di riferimento, che abbiamo premiato, a sorpresa, per averci aiutato a crescere, per aver insegnato a noi giovani molto di ciò che oggi conosciamo, per averci guidato in questi anni privi di simboli e di esempi positivi.

A proposito di Tommaso, ho ritrovato in rete una sua intervista di qualche anno fa, nella quale ricordava che, quando fu fondata l’associazione, si pensava che fosse destinata a durare un anno, un anno e mezzo al massimo; è trascorso un decennio e siamo ancora qui. Per via degli eventi, certo, ma anche della nostra determinazione, del nostro coraggio, della nostra volontà di resistere e di dar voce agli ultimi, agli inascoltati, a chi altrove viene cacciato e deriso.
Difatti – sono ancora parole di Tommaso – Articolo 21 è un’equazione: “Tanto sta l’acqua alla natura come Articolo 21 sta alla democrazia e alla libertà”.
Era il luglio del 2001 – ha ricordato all’inizio della serata Federico Orlando (presidente di Articolo 21) – e la nostra avventura è cominciata allora, pochi giorni prima che se ne andasse Indro Montanelli.

Già, Montanelli, Biagi, Bocca: quanti amici, quanti maestri ci hanno lasciato in questi anni! Noi, invece, non ci fermiamo, andiamo avanti, con la stessa grinta e lo stesso entusiasmo di sempre.
Perché, in fondo, in ognuno di noi, col passare del tempo, conoscendoci meglio, collaborando insieme e vivendo a contatto, come fossimo una grande famiglia, si è rafforzato un sentimento di solidarietà e di stima reciproca che ci consente di andare avanti anche nei momenti peggiori, al termine delle riunioni più combattute, di fronte alle minacce sempre crescenti da sventare e – come dice Beppe Giulietti – “illuminare”.

Abbiamo rappresentato per molti una sorta di “scorta mediatica” e continueremo ad esserlo, ad essere noi stessi, senza snaturarci, senza smettere neanche per un istante di lottare, fedeli agli ideali che animarono la Resistenza e animano la Costituzione, ai nostri princìpi, ai nostri valori e alla nostra volontà di ritrovarci una sera di luglio, in armonia, per ribadire che ci saremo ancora a lungo e che nessuno potrà mai “comprarci” o ridurci al silenzio.
Roberto Bertoni

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