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Crisi in Vaticano. Parla Hans Kueng

 

di Riccardo Cristiano
Li chiamavano” i ragazzi terribili”, ai tempi del Concilio Vaticano II, quei due giovanissimi e intelligentissimi uditori, Joseph Ratzinger e Hans Kueng. Poi le loro strade si sono divise, spesso le loro idee si sono scontrate. Sempre più “progressista” Kueng, sempre più “conservatore” Ratzinger. Ma il rapporto personale tra di loro è rimasto sempre profondo. Sospeso a divinis da Giovanni Paolo II, Hans Kueng è stato invece uno dei primi ospiti del neo-eletto papa Benedetto XVI. Così raggiungendolo telefonicamente nella sua Tubinga ho trovato un uomo sinceramente solidale con il vecchio “amico nemico”:
“Ho sincera simpatia per lui, lo conosco da tantissimi anni e so la sua sensibilità, conosco la sua umanità. Sono sicuro che sta soffrendo molto per quanto accade, ma purtroppo lui ha dei consiglieri inadeguati, a cominciare dal Segretario di Stato. E poi lui stesso dovrebbe cambiare: se potessi dargli un consiglio gli direi che dovrebbe dedicare meno tempo alla scrittura di libri e mettersi davvero a governare la Chiesa.”

Professor Kueng, che crisi è a suo avviso questa crisi vaticana. Una crisi morale, la nuova Babele, una guerra di potere?

E’ una crisi strutturale, di sistema, il sistema romano ideato con la riforma gregoriana dell’XI secolo non funziona più. A quel tempo si introdussero l’assolutismo papale, un clericalismo forzato, il celibato. Contro questo sistema si attivò Lutero, la Riforma, e anche il Concilio Vaticano II ha tentato di modificare questa situazione introducendo la collegialità. Ma la Curia Romana da subito ha fatto di tutto per bloccare la collegialità. Joseph Ratzinger però è un papa tedesco, lui lo sa benissimo che è possibile superare l’assolutismo papale. E invece…”

Questa crisi arriva in un momento delicatissimo per l’Occidente. E’ in crisi l’Occidente, è in crisi la Chiesa d’Occidente. Non è confortante…

“Certo quando va in crisi il mondo, quando si verifica una crisi economica di questa portata, la Chiesa è una fonte importante per ottenere una risposta (una speranza). Ma la credibilità del sistema romano oggi è ai suoi minimi storici, tanto da non poter dare una risposta adeguata alla situazione mondiale.”

Lei è ottimista o pessimista sul futuro della Chiesa?

“Io sono un realista che non ha perso la speranza che papa Ratzinger non è un reazionario, ma che vuole anche andare avanti nel segno dei documenti e dello spirito del Concilio Vaticano II, un Concilio che come disse l’uomo che lo convocò, Giovanni XXIII, voleva un aggiornamento della Chiesa.”

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