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Lettera del giornale “la Sicilia” e replica Giacalone

 

Riceviamo e pubblichiamo di seguito la mail di precisazione a un articolo inserito nei giorni scorsi su questo sito. A inviarla è Mariza D’Anna responsabile della redazione del giornale “la Sicilia” e l’articolo contestato il seguente: Proclamati i vincitori del primo premio nazionale “Gruppo dello Zuccherificio” per il giornalismo di inchiesta. Segue controreplica del giornalista Rino Giacalone

Email di Mariza D’anna

Sono Mariza D’Anna, responsabile della redazione del giornale la Sicilia
e, in relazione all’articolo pubblicato nel vostro sito, riguardante i
vincitori del premio nazionale “Gruppo dello Zuccherificio” per il
giornalismo d’inchiesta, chiedo, per ristabilire la verità dei fatti,
precisare quanto segue:
Il giornalista Rino Giacalone, al contrario di quanto da voi affermato,
non è stato “allontanato” dal giornale “La Sicilia” perché “scomodo”. Il
giornalista ha preferito  dimettersi  perché il suo  comportamento  aveva
creato le condizioni affinchè venisse meno il rapporto di fiducia tra lui
e me di Trapani, avendo contravvenuto alle regole deontologiche e
contrattuali che sono alla base della professione.

La parte lesa , in questa vicenda, è il giornale, non il giornalista e
stupisce come “Articolo 21” riporti queste affermazioni non preoccupandosi
di  conoscere la verità dei fatti.
Purtroppo molte volte, e qui in Sicilia accade sempre più spesso,
l’impegno antimafia – che sappiamo quanto sia difficile condurre con
professionalità, serietà, onesta intellettuale e rigore – diventa trincea
per  comportamenti poco chiari  e giustificazione per azioni che talune
volte pongono interrogativi sulla serietà  professionale e sul ruolo
sociale e culturale del giornalista.

Il giornale, e la redazione di Trapani, hanno sempre analizzato e
riportato con dovizia di particolari i fatti di mafia accaduti nel
territorio e la dimostrazione che Giacalone, negli anni, abbia  scritto in
totale e piena libertà è testimoniata dagli articoli pubblicati che
chiunque può leggere nell’archivio del giornale.  Quindi non si faccia
passare per vittima, chi vittima non è.
La  “scomodità” affermata e l’antimafia nulla c’entrano con questa vicenda.
Pregherei, pertanto, di pubblicare questa precisazione per  far sì che non
passino messaggi  totalmente infondati  oltre che denigratori per me e la
testata che si è sempre schierata con quanti  si battono per una  Sicilia
libera dal giogo mafioso.

Mariza D’Anna

La replica di Rino Giacalone
Mi sono dimesso da La Sicilia perche’ sono stato
allontanato” quindi ha scritto bene articolo 21 ed e’ scritto bene nelle
motivazioni del premio. Credo che le uniche anomalie in questa misera
storia (perchè non trovo altri termini per definire la lettera della
collega, una misera lettera) stanno tutte per l’appunto nella lettera
della collega D’Anna che, firma, sostituendosi all’editore, e quindi
all’amministrazione del Giornale, e al direttore responsabile, si inerpica
lungo una strada che non e’ sua e con parole delle quali risponderà nelle
opportune sedi.

Nella redazione di Trapani del Giornale La Sicilia ho
lavotato dal 91 e fino al 31 ottobre scorso, dapprima come collaboratore
retribuito a pezzo, poi dal 1997 (e forse anche prima) con una
retribuzione fissa sempre da cococo, dall’agoasto 2000 assunto a tempo
indeterminato art.12, contratto che come ben si sa nulla ha a che vedere
con il confezionamento del giornale del quale invece mi occupavo. Dal
1997, ma anche da prima, ho lavorato al desk in un lungo periodo nel
quale, peraltro, la collega D’Anna svolgeva contemporaneamente le funzioni
di segretario provinciale del sindacato dei giornalisti, sapeva molto bene
e più di me che un articolo 12 non poteva lavorare al desk, ma era anche
quello che facevo e non certo a sua insaputa.

Concludo. Non mi sento
vittima e non credo che qualcuno abbia interesse a farmi diventare
vittima, men che meno credo che sia in questo senso il riconoscimento del
Gruppo dello Zuccherificio e la decisione della autorevole giuria, mi
sento invece, per usare un modo di dire siciliano, mascariato, “sporcato”,
e in Sicilia “mascariare” e’ voce del verbo colpire.

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