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Sciolti per mafia i Comuni di Casal di Principe, Casapesenna e Castel Volturno

 

di Raffaele Sardo
A Gomorra non si vota. Il Consiglio dei ministri ha sciolto per condizionamenti della criminalità organizzata i comuni di Casal di Principe, Castel Volturno e Casapesenna. La decisione era nell’aria già da alcune settimane, dopo che era filtrata la notizia che le commissioni di accesso inviate dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Caserta per verificare la correttezza degli atti amministrativi, avevano concluso i loro lavori  accertando le infiltrazioni della camorra. I tre comuni sono già retti da un commissario prefettizio in seguito alle dimissioni di  sindaci e amministratori.

Su Casal di Principe c’è un’inchiesta della Dda, “Il principe e la scheda ballerina” che ha portato in carcere l’ex sindaco, Cipriano Cristiano, assessori e consiglieri comunali, insieme ad alcuni dipendenti. Nell’indagine è coinvolto anche il parlamentare Pdl, Nicola Cosentino. A Castel Volturno altra inchiesta della Dda che vede coinvolti gli ex sindaci, Antonio Scalzone (Centro destra) e Francesco Nuzzo (Centro sinistra). A Casapesenna il sindaco, Fortunato Zagaria, fu arrestato il 10 febbraio scorso e poi scarcerato dal riesame. I tre comuni sciolti sono stati inseriti nell’elenco di quelli che avrebbero dovuto rinnovare il consiglio comunale il prossimo 6 e 7 maggio. Da più parti era stato chiesto di anticipare  i lavori delle commissioni di accesso per non arrivare alla presentazione delle liste per poi dover fare marcia indietro. Infatti sono state presentate le liste  dappertutto.

A Casapesenna una sola lista, capeggiata dal vicesindaco uscente, Lello De Rosa (PD). Invece a Castel Volturno tre i candidati a sindaco (uno, quello del Pdl era stato escluso proprio ieri per irregolarità nella presentazione della lista). A Casal di Principe s’era creata una situazione per la quale il candidato di un movimento trasversale, Renato Natale,  medico e storico esponente del mondo del volontariato,  impegnato con Libera sul fronte anticamorra, era appoggiato dal centro sinistra e dal centro destra, attraverso due liste civiche. Qui si erano presentati altri due candidati a sindaco, Enrico Maria Natale e una donna, Rosa Pagliaro.

«La decisione del Consiglio dei Ministri mortifica la città di Casal di Principe e la voglia di rinnovamento dimostrata dai cittadini con l’ampia partecipazione alle liste civiche che hanno sostenuto la mia candidatura a sindaco». Queste le prime affermazioni del candidato sindaco, Renato Natale. E ha poi continuato: «Era questo il momento giusto per far svolgere le elezioni – continua – c’era voglia di riscatto dopo gli arresti dei mesi scorsi». Natale aveva ottenuto per la sua candidatura un consenso bipartisan. «Ora se tutto va bene si andrà al voto nel 2014 e si darà tutto il tempo ai soggetti caduti in disgrazia di riorganizzarsi; anche la camorra penso sia contenta, potrà serrare le fila e tornare ancora più forte».

Con quello decretato oggi dal governo Monti sono tre gli scioglimenti per camorra dal 1991 per il Comune di Casal di Principe. Il primo avvenne il 30 settembre del 1991 a firma dell’allora responsabile del Viminale, Vincenzo Scotti; alla guida dell’ente c’era l’ingegnere Alessandro Diana. A provocare lo scioglimento dell’amministrazione il blitz compiuto dalle forze dell’ordine alcuni mesi prima, il 13 dicembre del 1990, giorno di Santa Lucia, a casa dell’assessore Gaetano Corvino (poi condannato) durante il quale vennero arrestati i boss Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti ed altri camorristi, mentre Mario Iovine riuscì a fuggire da una finestra ed altri partecipanti al summit scavalcarono un muro e fecero perdere le proprie tracce nelle campagne circostanti. Il 23 dicembre del 1996, Giorgio Napolitano, allora ministro dell’Interno, firmò il decreto di scioglimento quando sindaco era Vincenzo Corvino, dentista arrestato nell’aprile del 2011 dalla Dda di Napoli perché ritenuto un fiancheggiatore dell’ex primula rossa Antonio Iovine detto ò Ninno.

La decisione di Napolitano fece seguito al maxi-blitz Spartacus, avvenuto il 5 dicembre dell’anno prima, che portò in carcere 147 affiliati al clan dei Casalesi. Negli ultimi venti anni nessuna amministrazione a Casal di Principe ha concluso il proprio mandato e ha superato i due anni di vita prima di subire lo scioglimento. La parola agli elettori arriverà tra 18 mesi.

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