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La via crucis di Homs

 

Il “legittimo governo siriano” ha accettato la data del 10 Aprile come scadenza per l’imposizione, e il rispetto, del cessate-il-fuoco. Si spiega così l’escalation, l’ennesima escalation di violenza, in Siria. Solo mercoledì scorso 2300 siriani sono fuggiti verso le tendopoli allestite nella vicina Turchia. Mai in precedenza era stato registrato un numero così alto di profughi nell’arco di 24 ore. Gli operatori internazionali hanno intanto quantificato l’intensità dei cannoneggiamenti governativi contro la popolazione di Homs: quattro colpi di mortaio ogni trenta secondi.

Evidentemente il regime di Bashar al-Assad ha fretta, vuole arrivare alla scadenza del 10 aprile con quanto più “lavoro fatto” sia possibile. Ecco perché questo è certamente un Venerdì Passione per il popolo siriano. I profughi ormai arrivano senza soluzione di continuità non soltanto in Turchia, ma anche in Libano. E non soltanto dai valichi settentrionali, ma anche dalla Beqaa,il confine che lungo le linee centrali dell’approssimativa demarcazione tra Libano e Siria.
I profughi siriani in Libano, dei quali si parla pochissimo, sono ben più di 20mila, dicono gli operatori delle agenzie internazionali presenti in Libano. La loro “mission” è lavorare con e per i profughi palestinesi, ma questa nuova emergenza li ha portati a occuparsi anche di questo nuova drammatica emergenza.

Il governo di Beirut, composto da Hezbollah e altri esponenti filo-siriani, non ha autorizzato la costituzione di tendopoli o di altri centri di assistenza per i disperati che arrivano a piedi dalla “sorella Siria”. Sarebbe stato imbarazzante per il “piccolo tiranno di Damasco”. E così i fuggiaschi sono costretti ad arrangiarsi come possono. Trovano sistemazione nelle campagne libanesi, dove spesso e volentieri vengono ospitati da contadini che in cambio del loro lavoro gli offrono l’ospitalità possibile in ricoveri a dir poco provvisori.
“E’ una situazione drammatica, al limite del paradosso”, dice un operatore umanitario, sciita libanese, che lavora con una delle agenzie internazionali presenti in Libano. “Giorni fa Medici Senza Frontiere ha fatto giungere un carico di aiuti, generi di prima necessità; sono stati confiscati e messi a disposizioni dell’esercito”. La solidarietà araba secondo Hezbollah.

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