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Commemorazione del 1° Maggio

 

di Nadia Redoglia
Il lavoro nobilita, mobilita, abilita. L’uomo costruisce la storia solo con il suo lavoro, ma non solo la propria: quella della Terra tutta. E’ assolutamente doveroso dunque festeggiare il compagno della vita con i più elevati onori, in tutte le forme e manifestazioni, almeno un giorno l’anno…

Che specie di storia è, allora, quella che stiamo vivendo?! Allo s(S)tato “inventariamo”morti ammazzati sul lavoro, morti suicidi per averlo perduto, moribondi indotti a esodo da una specie di Mosè che anziché transitarli in mezzo alle acque li ha affogati: esondati. Poi ci sono quelli in vita, un tempo naturalmente speranzosi nel futuro a disposizione ché bastava imparare ad aprire le porte e (sapendo e volendo) conquistare il tutto: erano i nostri figli e nipoti che per il normale “de rerum natura” potevamo serenamente rimpannucciare nei “bastoni della nostra vecchiaia”. Questa storia ci dimostra che sono invece nati handicappati, a parte l’ipocrita “diversamente abili”. Sono proprio sminuiti dallo s(S)tato d’incapacità d’intendere e volere, visto come siamo messi. I più “fortunati” sono tutelati dai vecchi (superstiti) pensionati che invece d’un bastone per sé sono costretti a costruire palafitte per loro. Tutti gli altri possono pur arrivare a scannarsi nelle mense dei poveri perché oggi già succede che non c’è (più) cibo sufficiente per tutti…
Il Lavoro è stato rapito e non abbiamo più soldi per pagare il riscatto. A parte quelli che vendono (e si sono sempre venduti) “l’anima” per ottenerlo, a quanto pare i rapitori confidano che tutti gli altri offrano giusto la propria vita e indirettamente quella dei figli. Cosicché dalla storia de “il lavoro vi rende liberi” si passi al “voi rendete libero il lavoro”?

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