Emfa, la grande incompiuta

NAZA, oltre mille registi firmano una petizione

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Oltre mille professionisti del cinema e della cultura hanno sottoscritto un appello pubblico a sostegno dei registi Yuval Abraham e Rachel Szor, autori del documentario NAZA, premiato con il riconoscimento speciale della giuria all’ultima Mostra del cinema di Venezia. L’iniziativa, promossa tra gli altri dal produttore Liran Atzmor e firmata da autori come Nadav Lapid, Hagai Levi, Shlomi Elkabetz, Rani Blair, Netalie Braun e Orna Ben Dor, esprime piena solidarietà ai due cineasti e denuncia una campagna d’odio scatenata sui social media e nel dibattito pubblico, tale da configurare un rischio concreto per la loro incolumità fisica.

Il documento difende il ruolo sociale dell’arte e dell’informazione, critica aspramente quanti tra colleghi, accademici e giornalisti hanno espresso giudizi negativi senza aver visionato l’opera e auspica una rapida distribuzione della pellicola in Israele per consentire un confronto aperto e consapevole sugli effetti della guerra a Gaza.

La mobilitazione del settore cinematografico giunge in risposta alle durissime reazioni suscitate dal documentario. Girato sui tetti di Tel Aviv durante il recente conflitto, il documentario trae il proprio titolo dall’acronimo militare ebraico riferito al concetto di danno collaterale e include le testimonianze anonime di ventiquattro soldati dell’Unità 8200 dell’intelligence.

Le tematiche sollevate hanno provocato l’intervento immediato dei massimi vertici israeliani. Il primo ministro Benyamin Netanyahu ha definito il documentario sconvolgente e intollerabile, associandolo a un attacco condotto dall’interno dello Stato. Il capo di Stato Maggiore Eyal Zamir ha a sua volta smentito categoricamente le accuse, parlando di un tentativo deliberato di delegittimare l’esercito mediante menzogne e disponendo l’apertura di un’indagine da parte della procura generale militare volta ad accertare la presenza di illeciti, con specifica attenzione alla sicurezza delle informazioni e all’eventuale divulgazione non autorizzata di dati classificati.

Nel frattempo, è stata formalmente ipotizzata la revoca della cittadinanza per entrambi i registi. Di fronte a queste prese di posizione, la società di produzione Guardian News and Media si è detta allarmata da una risposta definita autoritaria, ribadendo che l’opera poggia su oltre tre anni di inchiesta giornalistica e confermando il proprio impegno a tutelare il film e il team creativo da ogni minaccia o tentativo di censura.

Da https://cinecittanews.it/


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