A Venezia le bastonate si contano nei referti medici del pronto soccorso. Giovanni Fassioli, consigliere comunale di Alleanza Verdi-Sinistra alla Municipalità di Venezia-Murano-Burano, è stato dimesso con un trauma cranico e una ferita alla testa chiusa con i punti di sutura. Insieme a lui, sul ponte di Rialto, gli attivisti del centro sociale Morion sono stati travolti da una scarica di spray al peperoncino, insultati e presi a calci a favore di telecamera. A guidare la spedizione c’era Ambrose Omo Irogho, noto in rete come Jolly Time, arrivato in Laguna dopo aver scatenato identiche provocazioni quarantott’ore prima nel quartiere Bolognina a Bologna.
Siamo di fronte al salto di qualità politico di una prassi che da mesi occupa impunemente le piazze italiane e il web. Dalle banchine delle metropolitane di Roma e Milano, dove le scazzottate documentate da finti giustizieri come Simone Cicalone e dai loro emuli nostrani e stranieri hanno trasformato i treni in set per la caccia all’uomo, il format è arrivato alla sua naturale maturazione. La farsa del decoro urbano e della presunta prevenzione della microcriminalità ha gettato la maschera, mostrando la sua vera natura di squadrismo 2.0 contro chi fa politica nei territori e contro i rappresentanti delle istituzioni democratiche.
Questa eversione da piattaforma prospera dentro l’infrastruttura finanziaria dei colossi digitali. TikTok, Kick, YouTube e i canali Telegram garantiscono un flusso costante di denaro a chiunque riesca a provocare la piazza e a produrre lo scontro fisico. Ogni insulto urlato al megafono, ogni inseguimento e ogni aggressione si convertono in donazioni in diretta, abbonamenti e monetizzazione dei clic. Gli algoritmi spingono l’odio e la sopraffazione perché garantiscono tempo di permanenza sulle pagine, trasformando il disordine pubblico e il rischio per i passanti in un affare finanziario gestito da gruppi dell’estrema destra.
Il dato più grave riguarda la linea del silenzio scelta dalle istituzioni, dalle prefetture e dai comitati per l’ordine e la sicurezza. Mesi di ronde abusive, gogna mediatica e pattugliamenti privati non hanno prodotto alcuna risposta sanzionatoria idonea a fermare questo mercimonio. Quando le autorità tollerano che bande di agitatori marchino il territorio con le armi dell’intimidazione social, lo Stato abdica alla propria funzione costituzionale. Permettere che si monetizzi il pestaggio di un consigliere comunale e che la violenza neofascista diventi intrattenimento digitale significa consegnare lo spazio pubblico al caos.
