Emfa, la grande incompiuta

46 anni fa sparirono i giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo. Il diritto alla verità

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È uno dei segreti meglio custoditi nella lunga storia dei misteri italiani del dopoguerra. Un pasticciaccio brutto che vede incrociarsi servizi segreti deviati, gruppi terroristi palestinesi, silenzio-assenso della politica governativa con l’immancabile condimento della loggia P2 di Licio Gelli. Parliamo della sparizione dei due giornalisti italiani Italo Toni e Graziella De Palo, dissolti nel nulla il 2 settembre 1980 all’uscita di un hotel a Beirut ovest mentre si accingevano a raggiungere una postazione dell’Olp nel sud del Libano, dilaniato dalla guerra civile. L’allarme per la scomparsa scatta solo a fine settembre nonostante che i due reporter avessero avvertito funzionari dell’ambasciata italiana appena il giorno prima della partenza proprio perché non si sentivano al sicuro. Depistaggi, false informazioni, che provocarono il trasferimento d’ufficio di un altissimo funzionario del Ministero degli esteri deciso dall’ arrabbiatissimo presidente della Repubblica Sandro Pertini. Viene suggerita la pista del rapimento con un rimpallo infinito tra le milizie falangiste cristiano-maronite e gruppi della galassia combattente palestinese. Un intrigo internazionale talmente intricato che nel 1984 fu posto il segreto di stato sulla vicenda, parzialmente rimosso nel 2014. Tante speculazioni sui due giornalisti che indagavano sul traffico d’armi ma anche sulla strage alla stazione di Bologna avvenuta appena un mese prima della loro sparizione. Ad oggi resta la richiesta di verità e giustizia avanzata dai familiari dei due giornalisti ma sono solo urla nel silenzio che la politica complessivamente continua ad ignorare.

Per questo assume particolare rilevanza l’iniziativa promossa da Aldo Toni, fratello di Italo, di intitolare una piazza a tutti i giornalisti caduti sul campo facendo il loro mestiere nel comune marchigiano di Sassoferrato (di cui la famiglia è originaria). Aldo chiede verità per capire perché Italo e Graziella non sono più tornati a casa. Dopo 46 anni ne ha tutto il diritto.


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