Un’escalation violenta a Ponte in Valtellina, che nasce dai social e finisce in un vero e proprio raid fascista. Tutto ruota attorno alla Pastasciutta Antifascista, l’iniziativa organizzata insieme all’ANPI dal Rifugio “Gino e Massimo”, presidio di montagna, luogo di lavoro, di accoglienza e di cura della comunità trasformato nel bersaglio di un’intimidazione in piena regola. La sequenza degli eventi ha il sapore amaro delle spedizioni squadriste delle camicie nere. Al centro dell’ultimo grave assalto c’è il fuoristrada del rifugio — mezzo indispensabile per garantire i rifornimenti in quota e consentire la gestione della struttura — letteralmente massacrato con il calare delle tenebre. Vetri e fanali distrutti, gomme squarciate, carrozzeria segnata da profondi colpi d’ascia e un tentativo, scoperto al mattino, di spingere il veicolo giù nella scarpata. Un raid spietato che rappresenta solo il culmine di una serie di attacchi mirati portati avanti nel corso delle ultime settimane. Tra questi, la grave intimidazione compiuta ai danni del bivacco gestito dal rifugio con gli asini della zona spinti e rinchiusi forzatamente all’interno della struttura. Un’azione degradante che ha lasciato letti, pavimenti e persino la stufa a legna completamente imbrattati di sterco e letame, costringendo chi si prende cura dello spazio a una settimana intera di lavoro per ripulire tutto e ripristinare l’agibilità dei locali. A questo si è affiancata la gogna digitale: il fango sui social network, con una pioggia di insulti, minacce, discriminazioni e auguri di morte scagliati contro chi porta avanti uno spazio ricco di iniziative. L’aggressione materiale e le intimidazioni subite non sono un semplice atto di vandalismo, ma una punizione calcolata. Un messaggio politico pensato per paralizzare l’attività del rifugio e imporre il silenzio con la paura. Ma la memoria, quella autentica, non vive nelle celebrazioni formali né si piega al ricatto della violenza. Vive nelle scelte quotidiane, nella presenza sul territorio e nella capacità di fare rete quando un presidio democratico viene colpito. Di fronte all’odio, la risposta non può che essere collettiva. Difendere questi spazi significa difendere la Costituzione, la libertà d’espressione e la dignità del lavoro. Ora e sempre. Non lasciamo sole Anna e le lavoratrici del Rifugio “Gino e Massimo”. Per permettere alla struttura di riacquistare il mezzo di lavoro distrutto e continuare la propria attività, è stata promossa una raccolta fondi a cui è possibile aderire.
IBAN: IT03V3608105138253175853189 (intestato ad Anna Savonitto)
