Giornalismo sotto attacco in Italia

Referendum, i pirati della impar condicio

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Dallo scorso 12 febbraio sono in vigore i Regolamenti attuativi della legge del 2000 sulla par condicio, predisposti dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e dalla Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai in vista del prossimo voto referendario. Non ci sono più alibi. Va immediatamente corretto il tiro, rientrando nella legalità ormai aggirata come quando nella circolazione stradale un vecchio divieto di accesso viene violato con naturalezza e cade in disuso.

Tra l’altro, come si è avvertito più volte dalle colonne de il manifesto, la moda dei legal drama (dal caso di Garlasco, fino alla sospetta andata in onda proprio in questi giorni della serie sul terribile caso di Enzo Tortora pur diretta dal maestro del cinema Marco Bellocchio) ha travolto le regole in vigore, essendo la struttura narrativa concentrata sugli errori della cattivissima magistratura.

Tuttavia, a parte le disposizioni previste che vanno finalmente osservate fino al voto dei prossimi 22 e 23 marzo (anche dai social, secondo ciò che prevede l’Atto dell’Agcom), il nodo che va sciolto è il carattere del monitoraggio delle trasmissioni. Il controllo del rispetto di legge e regolamenti ha bisogno, infatti, di resoconti quotidiani. La cadenza settimanale immaginata finora va immediatamente emendata, per offrire un quadro puntuale della situazione e permettere a comitati e parti politiche o parlamentari di intervenire con tempestività. Se il cosiddetto riequilibrio avviene con ritardo, l’effetto negativo prende il sopravvento. Torna alla mente l’indimenticabile dichiarazione di voto alla vigilia dell’appuntamento politico del 2001 di alcuni personaggi famosi di Mediaset senza conseguenze: la multa comminata arrivò dopo il voto e per di più fu sospesa dal Tar e quindi mai pagata.

Per evitare che si possa cadere in simile situazione, peraltro verosimile data la necessità del governo di giocarsi il tutto per tutto (i sondaggi non vanno bene per la destra) proprio nei giorni conclusivi della campagna, non c’è tempo da perdere. Ci si aspetta, come ha chiesto la consigliera dell’Autorità Elisa Giomi, che si rivedano le scelte. Ciò vale per le rilevazioni dell’Agcom, nonché per quelle che la Rai affida tradizionalmente all’Osservatorio di Pavia, come in verità indicato dal Parlamento. Se vi è un monitoraggio quotidiano è agevole sanare gli squilibri in 24/48 ore, ovviamente con la dovuta elasticità sul giorno singolo se vi è l’opportunità di rimettere in ordine gli addendi immediatamente.

Non sarà che conta di più la lotta alla pirateria delle partite di calcio rispetto al freno di una pirateria dell’impar condicio? Se funziona con tanto di multe salate e chiusure dei siti incriminati la piattaforma gestita dall’Agcom Piracy Shield, è lecito che l’esercizio di un diritto tutelato dalla Costituzione rischi – invece – di evaporare? Ci si attende una risposta operativa, in considerazione della sensibilità delle istituzioni evocate.

Il Comitato del No della società civile si è premunito, costituendo un gruppo di lavoro diretto dal costituzionalista Roberto Zaccaria cui collabora l’Associazione Articolo21. La diagnosi ha da essere qualitativa e non solo quantitativa, soprattutto guardando all’enorme offerta di trasmissioni nella giornata. Guai a conteggiare solo i luoghi deputati alla comunicazione politica o le canoniche tribune: come seguire il dito e non la luna.

Urge, poi, un coordinamento tra la legislazione italiana e l’europeo Digital Services Act (Ue 2022/2065), che definisce un quadro di regole volte a contrastare i tentativi di manipolazione online attraverso le piattaforme digitali.

Probabilmente, la scadenza referendaria sulla giustizia è una sorta di prova generale delle campagne elettorali ibride, in cui i media generalisti sono via via soppiantati dall’utilizzo dei profili di ogni singola persona, con messaggi mirati cui è difficile contrapporsi nei modi consueti. Pure per la Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai e l’Agcom sarà una prova d’esame assai delicata, la linea d’ombra.
(da Il Manifesto)


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