Giornalismo sotto attacco in Italia

Lo “scudo” contro lo stato di diritto

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Cinquantamila persone hanno manifestato pacificamente a Torino. Alcune migliaia si sono infiltrate e hanno provocato violenze ingiustificabili. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la manifestazione è stata completamente oscurata nella narrazione e la violenza, da condannare senza alcun tentennamento, è stata “usata” da chi – nel governo- sta progettando una nuova stretta sulla libertà di manifestare.

Nelle prossime ore conosceremo i contenuti del secondo decreto sicurezza. Il primo era stato approvato pochi mesi fa. Singolare che si ricorra ad un nuovo decreto in così poco tempo.

Esponenti del governo parlano apertamente di “fermi preventivi” prima delle manifestazioni, di “scudo penale” per le forze dell’ordine che verrebbero di fatto autorizzate ad agire in un regime di totale impunità.

Regole che, prima del 45, erano state usate dal regime fascista e che pensavamo di aver seppellito per sempre con l’avvento della democrazia e l’entrata in vigore della Costituzione.

Le forze dell’ordine, nello stato di diritto, sono anch’esse sottoposte al rispetto della legge. Anche quando usano la forza. Non ci possono essere ambiguità su questo punto.

La campagna contro il PM che ha applicato la legge nella vicenda di Rogoredo, è indicativa del clima che stiamo respirando. È assolutamente legittimo indagare un agente che spara ed uccide. È legittimo verificare che non abbia abusato del suo potere e dell’uso di un’arma da fuoco. È nell’interesse dell’agente e delle “regole d’ingaggio”, è nell’interesse dell’intera comunità. In Italia non esiste la pena di morte.

L’attacco ai magistrati è quotidiano. La Presidente Meloni ha persino “suggerito” di mutare il capo di imputazione per il violento arrestato dopo l’assalto al poliziotto a terra: da “aggressione” a “tentato omicidio”. In base a quale potere costituzionale la Presidente del Consiglio ha operato questa inaccettabile invasione di campo? Temiamo in base a quell’irrefrenabile desiderio di controllare la giustizia che si cela dietro la riforma Nordio: la politica vuole condizionare i magistrati.

In gioco, con i nuovi decreti sicurezza, c’è il diritto di ogni italiano ad esprimere il proprio dissenso.

(Foto del Pd di Torino)


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