Ora che persino La Russa parla di moral suasion per sbloccare la situazione (“fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”), possiamo ribadire, a ragion veduta, che la paralisi della Commissione di Vigilanza RAI, che va avanti ormai da oltre un anno, costituisce una vera e propria emergenza democratica. Bloccare in maniera ricattatoria un organo di garanzia alla vigilia del referendum costituzionale di primavera significa, infatti, volerlo orientare in una precisa direzione. La mancanza di regole chiare e condivise, del resto, è la caratteristica che accomuna chiunque voglia mettere in discussione la convivenza civile e istituzionale, favorendo il dilagare di un cesarismo che ha come prima fonte la Casa Bianca dell’evo trumpiano. Il riferimento non è casuale: un presidente che non riconosce alcun corpo intermedio, meno che mai i corrispondenti accreditati dalle varie testate, e pensa di potersi comprare interi stati a suon di minacce e pseudo-garanzie offerte a chi è disposto a vendersi, un personaggio del genere genera uno squilibrio globale senza precedenti. E, ahinoi, con molti emuli: in patria e all’estero. Non a caso, quando Meloni, proprio durante un incontro internazionale, lo scorso agosto dichiarò candidamente di non avere alcuna intenzione di parlare con i giornalisti italiani, diciamo che confessò ciò che ormai era chiaro a chiunque non fosse inconsapevole o complice. Una sola conferenza stampa, peraltro senza dire nulla e anzi insolentendo l’inviata di un quotidiano ritenuto ostile come Domani, e una serie di interviste rilasciate a giornalisti compiacenti costituiscono, difatti, un vulnus nel rapporto fra media e potere. La disaffezione popolare verso il voto passa anche da qui, senza sollevare la questione sociale se non per ricordare che essa viene costantemente negata e messa a tacere da telegiornali, pubblici e privati, mai così pronti ad assecondare i desiderata di Palazzo Chigi. Una Vigilanza efficiente e nel pieno delle sue funzioni, pertanto, servirebbe come l’aria, invece non può lavorare, non può compiere un’adeguata azione di monitoraggio e non può varare il regolamento per assicurare la par condicio in vista del referendum, di fatto esautorandosi e costringendo l’AGCOM a svolgere un ruolo di supplenza che, ahinoi, si rende indispensabile. Che fare, allora? Poiché di tempo non ne abbiamo più, noi, radicali nelle idee ma da sempre miti nell’esprimerle, pensiamo che sia necessario, da parte dei segretari dei partiti di opposizione, chiedere un incontro al Capo dello Stato per far presente quanto la situazione sia ormai insostenibile. I parlamentari, dal canto loro, dovrebbero occupare simbolicamente la Vigilanza o trasferirla in piazza, a confronto con cittadine e cittadini, spiegando le ragioni di un atto così estremo. Ne va della dignità della presidente Floridia ma soprattutto della nostra, oltre che del regolare svolgimento di una consultazione dalla quale dipende il futuro della politica italiana.
