Giornalismo sotto attacco in Italia

Eleanor Marx e la modernità del femminismo come lotta di classe

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Quando si parla di femminismo ottocentesco, i nomi che affiorano sono spesso quelli di autrici che hanno contribuito a porre le basi della rivendicazione dei diritti civili e politici delle donne. Meno frequentemente, almeno nel panorama editoriale italiano, si riconosce l’enorme rilevanza del femminismo socialista, e in particolare della figura di Eleanor Marx (1855–1898), pensatrice e attivista brillante la cui opera è rimasta a lungo in ombra. L’intelligente operazione condotta da Bordeaux Edizioni restituisce visibilità a una voce che merita di essere ascoltata non solo per ragioni storiche, ma per l’incredibile attualità del suo pensiero.

Il volume La questione femminile. Una casa di bambola riparata edito da Bordeaux edizioni con la prefazione di Michela Becchis e la traduzione di Sara Grosoli, raccoglie il saggio che la figlia minore di Karl Marx dedicò alla condizione delle donne e alla lettura di Casa di bambola di Henrik Ibsen, un testo che la giovane militante socialista portò nelle assemblee politiche e nelle discussioni pubbliche come strumento di critica sociale. L’intento non è meramente letterario: Eleanor Marx utilizza il teatro come specchio e amplificatore delle contraddizioni della società borghese, mostrando come la questione femminile non possa essere compresa se non all’interno della più ampia questione sociale.

Una “casa di bambola” da smontare è la lettura politica di Ibsen: il sottotitolo scelto dall’edizione italiana, infatti, apre uno spazio interpretativo affascinante. La “riparazione” di cui parla Marx non è un restauro conservativo del mondo domestico borghese; al contrario, è un gesto di smascheramento. La casa, nel dramma ibseniano, è un luogo apparentemente solido ma in realtà fragile, costruito su ruoli sociali prefissati e su una gerarchia di potere che trasforma le donne in figure ornamentali. Eleanor Marx coglie perfettamente la natura simbolica di quella struttura: Nora è una “bambola”, sì, ma una bambola costruita da un ordine economico e culturale che rende le donne passive, dipendenti, educatamente silenziose. L’atto finale – la celebre “porta che si chiude” – è interpretato da Marx come un gesto rivoluzionario che rivela l’impossibilità di conciliare oppressione e autocoscienza.

Quello che l’autrice propone, in sintesi, è un uso politico del teatro: Ibsen diventa una cassa di risonanza della lotta femminile. Il suo dramma è un campo di battaglia dove le tensioni domestiche riflettono i conflitti sociali più ampi. Marx mostra come l’apparente naturalità dei ruoli familiari sia in realtà il frutto di una costruzione ideologica. E non si limita a interpretare il testo: lo potenzia, lo radicalizza, lo trasforma in un manifesto.

Al centro del saggio vi è la questione femminile come questione di classe: l’apporto più originale del testo risiede nella chiave marxista con cui Eleanor Marx analizza l’oppressione delle donne. Contrariamente ai femminismi borghesi del suo tempo, concentrati principalmente su diritti civili e istruzione, Marx insiste sulla struttura economica come radice della subordinazione femminile.

La dipendenza economica – dice – non è un incidente, ma un meccanismo di controllo. La donna borghese dipende dal reddito del marito; la donna proletaria, dal salario insufficiente e dallo sfruttamento che la costringe a conciliare il lavoro salariato con quello domestico non pagato. In entrambi i casi, la “bambola” non può spezzare da sola le sue catene: ha bisogno di un mutamento sociale collettivo.

Eleanor Marx è estremamente chiara: non può esserci emancipazione femminile senza emancipazione del lavoro e la liberazione delle donne non può essere ridotta a un problema morale o psicologico, in quanto la stessa famiglia borghese è una forma di oppressione tanto materiale quanto simbolica e anche il matrimonio può essere letto come un contratto economico che perpetua la subordinazione. Questa prospettiva, sorprendentemente moderna, anticipa molti temi del femminismo del Novecento e delle analisi contemporanee sul lavoro riproduttivo e sul capitale.

E in effetti un altro merito dell’edizione curata da Bordeaux è quello di restituire la dimensione internazionale della riflessione pionieristica di Eleanor Marx. La sua analisi non nasce in un contesto isolato: dialoga con i movimenti dei lavoratori, con le prime organizzazioni femministe socialiste, con le lotte delle operaie londinesi, con la critica culturale inglese e con le risonanze europee del teatro di Ibsen.

Marx è una figura che unisce teoria e prassi politica: traduce, organizza scioperi, parla in assemblee, scrive pamphlet, studia i testi teatrali come strumenti di lotta. A differenza di molte esponenti del femminismo borghese, non si limita a rivendicare diritti per le donne della sua classe, ma guarda al destino collettivo delle lavoratrici.

La sua voce è radicale e insieme profondamente concreta. E questo libro permette finalmente al lettore italiano di apprezzarne la forza intellettuale e l’incredibile contemporaneità. Le parole di Eleanor Marx parlano direttamente al presente: la divisione del lavoro domestico, la precarietà economica delle donne, la retorica dell’“armonia familiare” che rischia di coprire rapporti diseguali, la disparità salariale, la necessità di un femminismo intersezionale che tenga conto di classe, lavoro, razza e condizione economica.

Non sorprende che Casa di bambola sia ancora messo in scena come dramma della libertà individuale: Marx però ci ricorda che la porta che Nora chiude alle sue spalle non apre solo un futuro personale, ma un futuro politico. La “riparazione” di quella casa consiste nello svelarne le fondamenta e nel proporre una nuova idea di società.

La questione femminile è un classico che parla al futuro, un piccolo libro che contiene una grande lezione: la libertà non è un atto individuale, ma una trasformazione collettiva, un fondamentale agito corale. Eleanor Marx non si limita a interpretare Ibsen: lo usa, lo rilegge, lo “ripara” per restituircelo come strumento critico. Nel farlo, ci offre anche un autoritratto politico di impressionante modernità: quello di una donna che, ben prima del femminismo del Novecento, aveva compreso come l’emancipazione passasse per la rottura simultanea del patriarcato e del capitalismo.

La riedizione di Bordeaux restituisce questo testo alla sua funzione originaria: non un semplice saggio letterario, ma un invito alla lotta, alla consapevolezza e al cambiamento. Un libro breve, radicale, necessario; un modo di leggere la letteratura come strumento critico, come spazio di interpretazione politica, come occasione per rimettere in discussione ciò che appare naturale.

La questione femminile è un testo agile ma densissimo, che intreccia critica teatrale, analisi economica e riflessione politica con una chiarezza che ancora oggi colpisce e provoca. La voce di Eleanor Marx, appassionata e lucida, risuona con una forza che il tempo non ha attenuato e grida al presente.


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