C’è una sincronia interessante fra due iniziative politiche: il documento strategico dell’amministrazione Trump sull’Europa e l ‘iniziativa di un gruppo di paesi europei, fra cui l’Italia, critici sulla linea delle politiche economiche dell’Unione europea.
Proprio mentre l’amministrazione Trump sparava a palle incatenate contro una “Europa in via di dissoluzione” Giorgia Meloni firmava un documento assieme ai leader di Polonia, repubblica ceca, Slovacchia ;Bulgaria e Ungheria con critiche molto severe nei confronti della politica economica dell’Unione europea: ”Basta con il dogmatismo green che danneggia l’industria”. Due documenti che apparentemente non hanno nulla a che vedere ma che in realtà , a mio parere, sono rivelatori.
E’ esagerato e fondamentalmente errato ritenere che con il documento strategico l’America volti le spalle all’Europa. Al contrario il Trumpismo sta effettuando una offensiva politica facendo leva proprio sui paesi europei con i quali ha maggiore sintonia ideologica.
E’ il dispiegamento argomentato dell’attacco del vicepresidente Vance all’Europa oppressa, a suo parere, dalla censura di Bruxelles ai danni dei patrioti europei. Trump sta dimostrando nei fatti che la teoria di un’America rivolta soltanto al suo interno è una favola elettorale. Gli stati uniti stanno attivamente affermando il proprio predominio internazionale, dal medio oriente al mar della Cina. E in Europa vogliono fare affare con la Russia e disintegrare con il suo aiuto l’unione europea , i suoi valori, i suoi principi. Piu’ che piangere sulla fine dell’occidente vale la pena di attrezzarsi a una battaglia politica. La strategia di potenza di Trump ha molti nemici nel mondo e anche sul fronte interno. Contro di lui non ci sono solo i democratici, che si apprestano a riconquistare nel novembre prossimo la camera dei deputati, ma anche un pezzo del mondo Maga che si sente tradito e soprattutto quell’ala tradizionale repubblicana che vede nella condotta erratica ed ideologica di Trump una strategia controproducente per un impero americano che rischia di perdere il predominio internazionale conquistato dopo la seconda guerra mondiale.
Proprio mentre l’amministrazione Trump sparava a palle incatenate contro una “Europa in via di dissoluzione” Giorgia Meloni firmava un documento assieme ai leader di Polonia, repubblica ceca, Slovacchia ;Bulgaria e Ungheria con critiche molto severe nei confronti della politica economica dell’Unione europea: ”Basta con il dogmatismo green che danneggia l’industria”. Due documenti che apparentemente non hanno nulla a che vedere ma che in realtà , a mio parere, sono rivelatori.
E’ esagerato e fondamentalmente errato ritenere che con il documento strategico l’America volti le spalle all’Europa. Al contrario il Trumpismo sta effettuando una offensiva politica facendo leva proprio sui paesi europei con i quali ha maggiore sintonia ideologica.
E’ il dispiegamento argomentato dell’attacco del vicepresidente Vance all’Europa oppressa, a suo parere, dalla censura di Bruxelles ai danni dei patrioti europei. Trump sta dimostrando nei fatti che la teoria di un’America rivolta soltanto al suo interno è una favola elettorale. Gli stati uniti stanno attivamente affermando il proprio predominio internazionale, dal medio oriente al mar della Cina. E in Europa vogliono fare affare con la Russia e disintegrare con il suo aiuto l’unione europea , i suoi valori, i suoi principi. Piu’ che piangere sulla fine dell’occidente vale la pena di attrezzarsi a una battaglia politica. La strategia di potenza di Trump ha molti nemici nel mondo e anche sul fronte interno. Contro di lui non ci sono solo i democratici, che si apprestano a riconquistare nel novembre prossimo la camera dei deputati, ma anche un pezzo del mondo Maga che si sente tradito e soprattutto quell’ala tradizionale repubblicana che vede nella condotta erratica ed ideologica di Trump una strategia controproducente per un impero americano che rischia di perdere il predominio internazionale conquistato dopo la seconda guerra mondiale.
