Giornalismo sotto attacco in Italia

E la chiamano “riforma”, non vendetta

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La manifestazione di Forza Italia che inneggia alla memoria del caro leader, dedicandogli la riforma Nordio, mi preoccupa meno delle parole apparentemente misurate del presidente del Senato La Russa che dice: “il gioco non vale la candela”, quasi a voler stemperare il significato di quanto accaduto.

Molto più astuto si dimostra La Russa che pensando al referendum confermativo più che essere memore di Berlusconi, pare essere memore di Renzi.

Badano al sodo i nostalgici del Duce, ostili per natura alla Costituzione antifascista del ’48 ed il sodo è vincere: lavorare per chiudere la parentesi eccezionale rappresentata dalla democrazia liberale e pluralista, fondata sulla divisione dei poteri e sul suffragio universale e marciare a tappe forzate verso un regime sostanzialmente autoritario, perché radicalmente concentrato sul potere esecutivo. Un disegno serio, difficilmente arrestabile, perché gode del sostegno dei grandi player capitalisti globalizzati che infatti finanziano a piene mani le destre nazionaliste, illiberali, in tutto l’Occidente. La concentrazione del potere istituzionale in pochi organi fuori controllo sarà garanzia di un più efficiente condizionamento da parte di chi ha soldi e volontà di sopraffazione, in questo senso la progressiva subordinazione della magistratura al potere esecutivo e la sua umiliazione attraverso il meccanismo del sorteggio applicato alla composizione dell’organismo di autogoverno, sono funzionali esattamente come la normalizzazione della guerra per risolvere le controversie e gli omicidi “extragiudiziali” per contrastare terrorismo e crimine organizzato. Siamo molto oltre Gelli e la P2, che avendo ancora il fastidio dei comunisti e dell’Unione Sovietica, dovevano pur procedere con qualche cautela.

Questo piano è difficilmente contrastabile non soltanto perché a gonfiargli le “vele” sono lo spirito del tempo e tutti i suoi denari, ma anche perché, nel caso specifico, agiscono spinte interne al campo che dovrebbe essere avverso, rischiando di fiaccarlo.

Sono quei democratici che guardano alla riforma di oggi con le lenti di ieri, mancando completamente il dovere della contestualizzazione ed evocando ancora Giuliano Vassalli e la “Bicamerale del 1997”. O quei democratici che anche nel momento di massina contrapposizione retorica in Senato, non si trattengono dal lusingare il compianto leader di Forza Italia accreditando la falsa vulgata sulla sentenza di Cassazione che sarebbe stata tombale rispetto ai rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra (che invece sono cristallizzati a futura memoria). Sono quei magistrati, i “giuda” di sempre, che hanno dato pessima prova sul piano della deontologia professionale e della stessa cultura democratica facendo incistare patologicamente l’organizzazione delle correnti, tanto da provocare ancora recentemente la durissima denuncia di Nino di Matteo e la disaffezione, quando non il risentimento, di ampi settori della opinione pubblica.

Difficilmente contrastabile questo piano perché a votare saranno chiamati tanti cittadini che non sanno che farsene della invocata “separazione tra i poteri” e che, diffidando ormai della mitica partecipazione democratica, avvertono forte la tentazione di affidarsi a chi sa far succedere le cose. I tempi sono maturi insomma, diciamo così, per far partire i cantieri del “Ponte sullo Stretto” infischiandosene della Corte dei Conti. Ed è alla luce di questo quadro che nella bomba davanti alla casa di Ranucci, come nell’incendio degli studi di 42 Parallelo, non credo c’entri la fantomatica “pista albanese” e neppure la “pista calabrese” (propostaci in prima serata dal duo Giletti-Bonaventura, che ha sostituito quello indimenticato Giletti-Baiardo), ma una pista diversa, quella del “se-non-ora-quando” altrimenti nota come “boia-chi-molla”.

E tuttavia faremo del nostro meglio per opporci a questo disegno, perché “contro il dogmatismo autoritario, si affermi il valore permanente dello spirito critico” (dal manifesto di Ventotene, quello che non hanno fatto leggere a Giorgia Meloni).


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