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Ci ha lasciato Terenzino Francobollo, Terence Stamp, per il resto del mondo. Un’intervista inedita per Articolo 21

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Si divertiva molto all’idea che Federico Fellini lo chiamasse Terenzino Francobollo, caricaturando in un italiano da avanspettacolo il suo nome inglese, Terence Stamp. L’attore londinese ne riferiva con mimetica verve davanti alla cinepresa, come se si trovasse ancora sul set di Toby Dammit, l’episodio felliniano di Tre passi nel delirio il film prodotto da Alberto Grimaldi nel 1967.

«Quando ho incontrato Fellini – racconta – era proprio un’altra razza di animale, voglio dire: gli inglesi, gli anglosassoni, sono piuttosto riservati, sono gente timida, un po’ introversa. E il loro stile di regia è di tipo piuttosto intellettuale. Con Fellini invece…Lui esige che uno lo ami. Cose come “Mhmm! Terenzino Francobollo!”. Lui esige che uno lo ami, e perciò era molto facile, era una specie di gioco meraviglioso. Un altro livello per me, una maniera completamente diversa di lavorare. Prima di Fellini avevo sempre avuto una gran paura nel fare un film. L’esperienza di un film era sempre stata accompagnata da una grande paura, paura di non essere in grado di dare il giusto…Insomma paura. Durante il film di Fellini io ho perso quella paura. Lui mi ha fatto sentire… che qualunque cosa io fossi era quella giusta, era così che lui mi voleva. Perciò lui ha creato per me uno spazio in cui io potessi dare alla luce Toby. In fondo era come una levatrice: si accertava che io avessi Toby Dammit dentro di me, non faceva altro che aiutarmi a tirarlo fuori, a mettere le cose in modo che io potessi partorire il personaggio.»

Avevo girato l’intervista con l’attore londinese nel 1984, diciassette anni dopo l’uscita di quel misterioso capolavoro di soli 37’, in occasione di una lunga carrellata su tutti gli interpreti più illustri di Fellini, compreso l’ultimo arrivato Freddie Jones, l’indimenticabile cronista Orlando di E la nave va.

Per Terence Stamp, che molti considerano l’erede di Peter O’Toole in quanto a stile e temperamento, avevamo ricreato nei teatri della Vides, a Prima Porta, un angolo di Roma di sapore vagamente metafisico, alla De Chirico (lo scenografo era Luciano Calosso); al centro della scena una fiammante Mercedes Pagoda rossa, non proprio la rombante Ferrari di Toby Dammit ma un bolide che potesse rievocarne la malia. E Terence si era abbandonato al ricordo come se stesse rivivendo una favola:

«Convocò da Londra gli attori più decadenti e io in gioventù ero considerato decadente, molto decadente. Sono venuto a Roma e lui mi manda a prendere all’aeroporto da due tizi, uno l’autista sembrava un gangster, e l’altro un gangster più giovane, dall’aspetto molto elegante. Mi hanno accompagnato all’hotel Eden, e Fellini è arrivato e mi ha portato a pranzo. Dopo il colloquio, dopo aver conosciuto Fellini, esserci parlati e piaciuti, io sono tornato in Inghilterra. Non sapevo…Non potevo sapere se avrebbe scelto me, ma sulla via del ritorno, andando all’aeroporto col medesimo autista che credo si chiamasse Eolo, lui disse: “Senta, io dirò a Fellini che a me piace lei. Non mi piacciono gli altri, mi piace lei. Gli diremo che farà lei la parte».

Per la cronaca, che ormai è pura storia del cinema, Fellini dopo aver superato il brutto inciampo con il progetto interrotto di Il Viaggio di G. Mastorna; aveva compreso che non gli era lecito violare le porte d’Averno, e una insidiosa malattia gli aveva impedito di proseguire l’opera vietata. La discesa agli inferi di colui che mai ritorna, mas torna, non prese dunque forma. Federico quarantacinquenne, “cadde come corpo morto cade”, ma non si smarrì nella selva oscura come Dante, pur pagando un duro scotto per la rinuncia, anche in termini pecuniari.

Nondimeno quello sguardo sia pure furtivo nell’aldilà gli accrebbe la curiosità morbosa verso dimensioni diverse. Riconquistata la salute, il regista era tornato sul set, questa volta appoggiandosi non accidentalmente a un racconto di E.A. Poe: “Non scommettere la testa con il diavolo” (Never Bet the Devil Your Head) e ribattezzò la storia con il nome del protagonista, Toby Dammit.

A quale ‘altra’ scommessa alludeva Fellini? E chi, alla fine del gioco spericolato, avrebbe perso la vita al suo posto suo, recando già l’infausto destino nel nome? Dammit in inglese si pronuncia allo stesso modo di damn it, che sia dannato! Il protagonista, Terence Stamp, di rara bellezza e ‘dannatissimo’, muore a causa di un viadotto in costruzione che, nel suo delirio anfetaminico di onnipotenza, scambia per una pista di collaudo della potente Ferrari (modello 275 GTB/4 Spider NART) donatagli dalla Produzione cinematografica quale compenso.

L’incauto pilota non si accorge. o forse si rifiuta di vedere, che il cantiere stradale è maledetto: Toby vuole a tutti i costi volare dall’altra parte del baratro a bordo della sua auto infernale: prende la rincorsa, accelera a più non posso, e affronta il salto nel vuoto…

Continua Stamp: «Dunque è stato veramente molto curioso. Io stavo fuori dell’aeroporto di Roma e stavo aspettando nella mia roulotte. Qualcuno è venuto a bussare e ha detto: “Mister Stamp, sono pronti. Il maestro è pronto”. Mi hanno accompagnato dentro l’aeroporto e lì c’erano macchine da presa, riflettori, un sacco di gente ed era proprio strano perché i passeggeri scendevano dall’aereo e Fellini li afferrava dicendo: “Mettiti qui”. All’improvviso mi sono reso conto che ci stavamo preparando a girare e lui non mi aveva ancora parlato. Se ne stava semplicemente lì, in piedi, accanto alla macchina da presa. E così l’ho chiamato e gli ho detto: “Ehi maestro!” “Che c’è che non va?” “Questa è la mia prima giornata in un film di Fellini e il mio primo ciak, sto lavorando con il più grande regista del mondo. Bene. Vorrei essere diretto, mi dica”.

E lui fa: “Ascolta Terence, le cose stanno così: ieri notte tu stavi a Londra a una grande festa ma veramente era piuttosto un’orgia, una grande orgia. E tante donne…grandi…E tutti che bevevano, fumavano hashish e sniffavano la cocaina e facevano l’amore…Tutti a fare l’amore e a bere, un’orgia enorme, tutta la notte. Tutta la notte a fare l’amore e a fumare. Stamattina qualcuno ti ha accompagnato all’aeroporto, al momento di salire sull’aereo ti hanno dato una grossa dose di LSD e adesso tu sei qua”.

Non gli ho chiesto più niente. Mi pare che fosse sufficiente per un solo film.»

Sullo schermo la testa di Toby Dammit verrà mozzata da un cavo invisibile, e rimbalzerà sul selciato come una palla di gomma tra le mani di una bambinetta bionda che la sta aspettando dall’altra parte dell’abisso: avida, soddisfatta della propria preda, con il sembiante stravolto in un ghigno demoniaco e le iridi vuote di Satana.

Il film ancora oggi odora di zolfo e guardandolo si avverte un brivido lungo la schiena.

Terence Stamp, che aveva debuttato in Billy Budd di Peter Ustinov, sfiorando l’Oscar, aveva già girato con William Wyler Il collezionista (1965), e l’anno successivo Modesty Blaise di Joseph Losey con al fianco Monica Vitti (1966). Era già una star, protagonista di John Schlesinger (1967) in Via dalla pazza folla, insieme a Julie Christie di cui fatalmente si innamorò. Brillante rappresentante della swinging London e del nuovo cinema britannico, continuerà a lavorare in Italia con Pier Paolo Pasolini, interpretando in Teorema un irresistibile angelo seduttore, e impersonando Arthur Rimbaud in Una stagione all’inferno di Nelo Risi (1970).

Ma la sua vera nascita, lo ammetteva, era avvenuta per mano di Fellini, il maieuta, che aveva saputo rivelarlo a se stesso e alla sua irrinunciabile vocazione:

«Ho sempre desiderato diventare un attore. Non ho sempre saputo che desideravo diventare un attore. Io volevo solo essere Gary Cooper e poi, dopo, volevo fare le cose che faceva Gary Cooper. E poi mi sono reso conto che Gary Cooper era un attore di cinema, e così volevo diventare un attore di cinema. Ma io penso che in ogni persona ci sia una scintilla, c’è la scintilla della sua missione nella vita. E penso che tutti la sentano. Io non potevo non seguirla, voglio dire…La mia vita sarebbe stata troppo penosa se non avessi fatto l’attore».


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