Il 22 settembre la giornalista e scrittrice turca di origine curda Suzan Samancı è stata arrestata appena atterrata all’aeroporto di Istanbul.
Di lì a poco è apparsa, in videoconferenza, di fronte a un giudice di Diyarbakır dove le è stata notificata l’accusa di “propaganda per un’organizzazione terrorista”, a causa di contenuti pubblicati sui social media nel 2014, ossia 12 anni prima. Poi è stata rimessa in libertà ma con un divieto di viaggio.
Samancı, che vive in Svizzera dal 2008, non tornava in Turchia dal 2016. Lo aveva fatto per cercare di risolvere un problema che le stava complicando la vita in esilio: dal 2023, infatti, il consolato turco di Ginevra non le rinnovava la validità del passaporto.
Nata nel 1962, iscritta al PEN International, dal 1995 al 2011 Samanci ha collaborato come editorialista ai quotidiani Demokrasi, Gündem, Özgür Politika e Taraf, occupandosi prevalentemente di arte, diritti delle donne e diritti della popolazione curda. Fino al 2015 ha scritto solo in lingua curda. I suoi libri sono stati tradotti in molti stati europei, Italia compresa.
