Emfa, la grande incompiuta

RoFF21. Il trionfo dell’arte sulla vita: la lezione di Elsinore

0 0

Presentato nella sezione Grand Public della XXI Festa del Cinema di Roma, Elsinore, di Simon Stone è un’opera vibrante e commovente che trasforma una tragedia privata in un inno alla forza generatrice dell’arte. Il film racconta gli ultimi mesi di vita dell’attore scozzese Ian Charleson (Momenti di gloria), malato di AIDS, che nel 1989 accetta di sostituire Daniel Day-Lewis nell’Amleto del National Theatre di Londra. Una sfida impossibile, condotta contro il tempo e la consunzione del corpo, che diventerà la sua più grande eredità.

A sostenere questa parabola esistenziale è innanzitutto una sceneggiatura magistrale firmata da Stephen Beresford. Lo script evita sapientemente le trappole del patetismo e della commiserazione: Beresford intesse un dialogo serratissimo tra vita reale e finzione teatrale, bilanciando con rara sensibilità l’angoscia della malattia, lo stigma dell’epoca e un’incontenibile ironia vitale. Le battute shakespeariane sulla mortalità e il senso dell’esistere si integrano con naturalezza nella quotidianità dell’ospedale e dei camerini, trasformando il testo classico in una vera e propria àncora di salvezza per il protagonista.

La regia di Simon Stone si conferma eccezionale per intelligenza visiva e sensibilità emotiva. Proveniente dal grande teatro internazionale, Stone dimostra un controllo cinematografico totale: evita ogni retorica agiografica e lavora su una dinamica di pura immersione. Con l’ausilio di una macchina da presa quasi sempre a spalla ad opera del direttore della fotografia Mike Eley, la regia cattura la frenesia delle prove e la fragilità fisica di Charleson con uno stile urgente, poetico e veritiero.

Fondamentale in questo senso è l’imponente impianto scenico firmato da Helen Scott. Il National Theatre non è una semplice ambientazione, ma si erge a vero e proprio “castello di Elsinore”: una struttura brutalista, claustrofobica e monumentale che specchia il peso dell’opera e il senso di prigionia del corpo. Questo rigore architettonico — scandito da corridoi asettici e quinte buie — trova il suo contrappunto ideale nel calore del palcoscenico e nella colonna sonora sinfonica e pulsante di Stefan Gregory, creando un contrasto visivo e sonoro di travolgente carica emotiva.

Su tutto domina la straordinaria e convincente prova attoriale di Andrew Scott nei panni di Ian Charleson. Scott regala una performance viscerale, generosa e totalizzante. Il suo lavoro sul corpo affaticato dalla malattia, combinato con uno sguardo ardente e febbrile, restituisce tutta la dignità, l’umorismo e l’ardore di un uomo che rifiuta di arrendersi. Affiancato da un cast d’eccellenza in cui spicca un’intensa Olivia Colman nel ruolo della dottoressa Johnson, Scott offre una prova monumentale che trascende la semplice interpretazione, consegnando al pubblico la storia indimenticabile di un artista che ha scelto di vivere e sconfiggere la morte attraverso la bellezza della recitazione.

L’uscita del film nelle sale cinematografiche italiane, con Lucky Red, è prevista per il 24 dicembre 2026.


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.