Il governo è tenuto, dalla legge, a corrispondere ogni tre anni gli aumenti di stipendio ai magistrati, senza contrattazione di categoria. Quale occasione più ghiotta per questo governo, che della magistratura ha fatto il suo principale nemico (insieme alla libera informazione), di quella di opporsi alla sentenza del consiglio di stato che impone questi aumenti. Il paese è impoverito – anche se il governo finora lo negava – ci sono manifestazioni e proteste, troppo facile cercare gli applausi dicendo che si rifiutano aumenti fino a 100.000 euro per i magistrati e se quindi si devono dare lo decida un commissario. E’ materia complessa, l’opinione pubblica non è informata, la macchina della propaganda di governo si è ormai impadronita di quasi tutte le televisioni e di gran parte dei giornali. Proviamo a fare un’analisi dei fatti, dei dati oggettivi. I magistrati non seguono le regole che valgono per i dipendenti pubblici, ma i loro stipendi vengono adeguati ogni tre anni sulla media delle altre retribuzioni del settore pubblico, e l’Istituto nazionale di statistica (Istat) calcola questa crescita e la percentuale di aumento viene applicata attraverso un decreto del presidente del Consiglio dei ministri (DPCM). Questo meccanismo è previsto per legge dal 1981 e, come ha chiarito una sentenza della Corte Costituzionale del 2012, è una scelta legata alla necessità che la magistratura non debba contrattare con il governo del momento perché deve garantire, come previsto nella Costituzione, la totale indipendenza dagli altri poteri dello stato. Il ben noto meccanismo della separazione dei poteri che al governo di destra-destra, e a tutte le destre non liberali del mondo, proprio non va giù. In seguito al ricorso di alcuni magistrati dopo il Dpcm del governo Draghi nel 2021, il consiglio di stato ha dato loro ragione e imposto il ricalcolo delle retribuzioni incluso il ricalcolo degli arretrati. La cifra totale di circa un miliardo di euro scaturisce da un calcolo del giornale della Confindustria e viene nettamente contestata dall’Associazione Nazionale Magistrati, che dichiara, con molta chiarezza, che ”La magistratura non può essere trasformata nel capro espiatorio delle difficoltà economiche del Paese”. Inoltre l’Anm valuta questi aumenti come circa 10 volte inferiori e ribadisce che la giustizia non può essere terreno di propaganda elettorale. Per la legge italiana le sentenze dei giudici amministrativi devono essere rispettate e se questo non avviene chi ha ottenuto una sentenza favorevole può chiederne al giudice l’applicazione, il giudizio di ottemperanza. Quindi la questione non si chiude. Per la presidente del consiglio una evidente forma di vendetta nei confronti di chi ha guidato il fronte, vittorioso, del No al referendum e una ennesima dichiarazione di non rispetto delle regole della democrazia. Sottolinea in proposito il segretario della Anm, Rocco Maruotti, che “In uno stato di diritto la democrazia si difende applicando la legge e rispettando le sentenze”. Negli Stati Uniti guidati da Donald Trump, come nell’Italia guidata da Giorgia Meloni, il peggior nemico è invece la legalità, quindi i giudici, che la legalità la difendono, applicandola. E naturalmente i media che raccontano le cose come stanno.
