L’assalto della destra destra al palazzo per continuare a governare – tutti i sondaggi la danno, chi più chi meno, dietro al centrosinistra – è alle battute finali.
Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, che di fatto ha bloccato la nascita del premierato, il vero obiettivo di legislatura della Meloni, il Governo si è inventato una nuova legge elettorale, come l’ha definita l’opposizione una vera e propria truffa, senza alcun rispetto della democrazia, poi sarà la volta della Rai partendo dal licenziamento di Sigfrido Ranucci, poi ancora le mani si poseranno sulle Autority di garanzia, gli Enti di Stato e delle aziende pubbliche.
La nuova legge elettorale consentirà alla coalizione che raggiungerà il 42 % dei voti, di ricevere un premio di maggioranza pari a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato che si tradurrà in percentuale: alla Camera il 55% dei seggi e al Senato il 56,5%, ovvero poter governare indisturbati.
La legge, definitivamente approvata, ha diversi punti di anticostituzionalità andando anche ad incidere sulle prerogative del Capo dello Stato.
Sergio Mattarella interverrà o attenderà il pronunciamento della Corte Costituzionale? Il presidente, come solito fare, è già intervenuto prima del voto nei confronti della premier, come ha rivelato il Corriere della sera, infatti dopo l’incontro sono apparse alcune modifiche alla legge, in particolare sulla nomina del presidente del Consiglio, prerogativa del Capo dello Stato.
Morale: è più facile che sia la Consulta ad intervenire, ma lo farà in tempo utile o dopo il voto, come avvenne con il Porcellum?
L’Italia è un Paese a rischio, già l’estrema desta con questo Governo ha alzato la testa, quante volte nelle nostre strade vediamo marciare le nuove camice nere, è di pochi giorni fa l’assalto a un giovane studente di vent’anni di 12 giovani di CasaPoud mandandolo all’ospedale con una frattura al cranio. Giorgia Meloni ha impiegato tre anni per pronunciare la parola antifascismo, mai si è presentata a Bologna in occasione della ricorrenza della Strage fascista della Stazione del 2 agosto 1980 o a Marzabotto o a Monte Sole dove i nazifascisti compirono il più grave crimine contro l’umanità accaduto durante la Seconda guerra Mondiale.
In questi giorni è successo un altro fatto molto preoccupante: i dieci giorni di sospensione che la Rai ha inflitto a Sigfrido Ranucci, come giustamente l’ha definita Vincenzo Vita: “Prova tecnica di regime”.
Conosco bene le regole della Rai per averci lavorato per quarantadue anni battendo anche Michele Santoro nel numero totale di giorni di sospensione che, grazie all’avvocato Domenico d’Amati (tra i fondatori di Articolo 21), nessun giorno mi è stato addebitato.
Dieci giorni in un colpo solo significa l’anticamera del licenziamento. Se Ranucci non verrà reintegrato dal magistrato del lavoro rischia seriamente di essere cacciato dalla Rai, poi andrà per tribunali con i tre gradi di giudizio, una storia infinita.
Il regime si è mosso per colpire e per affondare, lo dimostra il fatto che l’amministratore delegato Rossi non ha considerato minimamente l’ineccepibile storia professionale di Sigfrido sospendendolo prima del pronunciamento del giudice, fatto veramente anomalo. E’ la dimostrazione che il manovratore non vuole essere disturbato in particolare durante la campagna per il voto politico.
La legge elettorale, obiettivo raggiunto, ora sarà la volta della Rai con una riforma, da approvare prima del voto, che dia pieni poteri non a chi governerà ma chi sta già governando in modo da permettere alla Meloni di mantenere la Rai ben salda nelle sue mani per altri 4 anni, la riforma dovrebbe aggiungere un anno in più alla durata del consiglio di amministrazione.
Dopo la Rai la Meloni si occuperà delle Autority che solo se rimarranno indipendenti potranno essere di garanzia, dei vertici degli enti di Stato e delle aziende pubbliche in scadenza o già scaduti. Così il regime sarà attuato.
