Tanto è cambiato dal 1992. Si discuteva della nuova legge Mancino, che punisce l’odio razziale, le Procure indagavano sulle reti di estrema destra che risorgevano ed eventi, dichiaratamente “White power”, venivano vietati o quanto meno bloccati. E’ il caso del meeting “Ritorno a Camelot”, happening neonazista, sponsorizzato dalla rete Blood&Honour, sigla inserita dal governo inglese nella lista delle sanzioni, perché “coinvolta in attività terroristica”. Nel 2026, trentaquattro anni dopo, gli eredi del Terzo Reich possono agire in Italia alla luce del sole, richiamando band da tutta Europa, nel nome del nazirock. Accadrà tra qualche giorno in Trentino.
Operazione Runa
Appariva per la prima volta in indagini italiane il mondo degli skinheads. Band, testi di canzoni dichiaratamente inneggianti all’odio razziale, alla supremazia bianca, all’ideologia nazista, raduni dove apparivano simboli fino al momento sconosciuti: segnali di un’organizzazione capillare e di reti coordinate. Quell’indagine prese il nome di “operazione Runa” e portò, alla fine dell’inchiesta e del processo, solo ad una parziale condanna degli imputati, con pene minori. Alcuni fatti finirono in prescrizione, in altri casi vennero riconosciute le attenuanti generiche e le pene furono sospese. La sentenza di primo grado arrivò il 26 febbraio 1997 e venne confermata dalla Cassazione il 28 febbraio 2001. Nelle motivazioni sia del Tribunale di Milano che della Cassazione i giudici hanno però riconosciuto la promozione di movimenti apertamente razzisti, con “idee fondate sulla diversità e superiorità della razza ariana nei confronti di quella ebrea e di colore, discriminazione mei confronti delle persone e delle razze suddette, esaltazione tematiche naziste, proponendo la lotta alla società multirazziale e l’espulsione dal territorio di persone immigrate di colore e commettendo atti di provocazione alla violenza a danni delle suddette e di persone di razza ebrea” (dal capo d’imputazione contenuto nella sentenza di primo grado).
Al centro dell’inchiesta c’era il progetto di creazione di un coordinamento nazionale, l’organizzazione Base autonoma, che avrebbe dovuto riunire diverse sigle: Associazione nazionale Skinheads d’Italia, Azione Skinheads, Movimento politico occidentale, Veneto Fronte Skinheads, Ideogramma, Liguria Fronte Skinheads, Avanguardie del popolo, Fronte europeo. L’ipotesi della Procura era l’area era composta da un network di “gruppi caratterizzati da una struttura gerarchica e para-militare (…) con effettuazione di esercitazioni e la propensione allo scontro fisico con persone”. Base autonoma doveva diventare, nell’ipotesi della procura, un vertice nazionale, con “poteri decisionali in tema di linee politiche e programmatiche”. Questa parte dell’imputazione è stata però respinta dai giudici, facendo cadere così l’accusa più pesante.
Un fatto storico innegabile che emerge dalle indagini e dalla sentenza è l’esistenza del movimento skinheads in Italia fin dai primi anni ‘90. Una nebulosa nera e pericolosa, che basa la propaganda su idee razziste e fortemente influenzate dal neonazismo europeo.
Il fenomeno Skinheads è arrivato in Italia alla fine degli anni ‘80. Le prime presenze storiche sono all’interno della tifoseria dell’Inter e ancora oggi movimenti come gli Hammerskin (al centro di un’altra inchiesta, questa volta della Procura di Roma, come vedremo) continuano a mantenere una forte base di militanza proprio a Milano.
Il 14 dicembre 1990 a Roma viene formalizzata la creazione dell’associazione “Azione skinheads” di Milano, ed è il primo passo per la costruzione del movimento razzista. Tra i soci fondatori c’era Maurizio Boccacci, figura di rilievo della galassia neonazista in Italia. In quella stessa occasione viene formalizzata la creazione del Veneto Fronte Skinheads, vedendo come soci, tra gli altri, lo stesso Boccacci e Piero Puschiavo. E questo movimento, ancora attivo oggi, è l’organizzatore dell’evento previsto per i primi di settembre in Trentino.
Va aggiunto un elemento che i magistrati all’epoca non poterono prendere in considerazione, riportato in note dei servizi di intelligence che verranno declassificati solo anni dopo, finendo negli atti di alcuni processi per le stragi: Maurizio Boccacci tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90 era in stretti rapporti con Stefano Delle Chiaie, l’esperto di guerra psicologica e di golpe fondatore di Avanguardia nazionale, tornato da poco dalla lunga latitanza in America Latina. Tra Cile, Argentina e Bolivia aveva agito come collaboratore di alto livello delle dittature militari sudamericane. In Bolivia – dove partecipò alla preparazione del colpo di Stato del 1980 – aveva operato in rapporto stretto con Klaus Barbie, il boia di Lione, l’ufficiale delle SS fuggito in America Latina dopo la fine della seconda guerra mondiale.
La nascita di “Ritorno a Camelot”
Poco prima della costituzione formale delle due associazioni “Azione skinheads” e “Veneto Fronte Skinheads” , a Montemonaco, in provincia di Ascoli Piceno, Movimento Politico, l’organizzazione di Maurizio Boccacci, promuove la prima edizione di “Ritorno a Camelot”, con la partecipazione di circa 2000 militanti dell’area. Il raduno riprende la tradizione dei Campi Hobbit, meeting dell’area rautiana della componente giovanile del Movimento sociale italiano, il Fronte della Gioventù. Fin da subito, però, nella tradizionale area della destra radicale italiana si innesta la componente skinheads, arrivata dall’esperienza inglese.
Da allora Ritorno a Camelot è diventato l’appuntamento più importante in Italia dell’area skinheads. Rimasto in sordina, fino a qualche giorno fa.
Tra il lago e le Dolomiti
Dal 2 al 5 settembre prossimi alcune organizzazioni legate alla rete Blood&Honour riproporranno il raduno “Ritorno a Camelot”, in uno dei comuni a nord del Lago di Garda. Il luogo esatto verrà rivelato solo all’ultimo momento, come avviene in questi casi fin dagli anni ‘80. Partendo dalle informazioni fornite sui canali social dagli organizzatori (che hanno indicato le distanze dai principali aeroporti del Nordest), è possibile identificare almeno l’area geografica della quattro giorni di concerti nazirock.

Nel materiale diffuso sui social appare il Veneto Fronte Skinheads come organizzatore. Il movimento nato nel 1990 da alcuni anni sta guadagnando spazio nell’area. Almeno dal 2023 si occupa di logistica e security durante i concerti in onore di Ian Stuart Davidson, il cantante inglese fondatore del movimento Blood&Honour, morto nel 1993. E proprio con questa organizzazione la sigla naziskin più importante d’Italia ha stretti collegamenti (ce ne occuperemo in un’altra inchiesta nei prossimi giorni).
Blood&Honour nasce soprattutto come marchio in grado di garantire al movimento della musica d’ispirazione neonazista un’ampia diffusione internazionale; una rete che a sua volta garantisce finanziamenti importanti alle organizzazioni dell’estrema destra europea. Eventi come “Ritorno a Camelot” sono i grado di raccogliere importanti cifre, che affluiscono non solo nelle tasche dei nazirockers (molti italiani), ma anche nelle casse delle reti più o meno clandestine dell’area.
Secondo alcune inchieste della rivista investigativa inglese Searchlight, Ian Stuart Donaldson arrivava a fatturare a livello europeo e mondiale circa un milione di sterline all’anno. Blood&Honour, all’epoca, contava con sirca 1600 militanti in UK, (stima del 1992) e 8-10 mila simpatizzanti. Il fondatore della sigla skinheads è morto i 24 settembre 1993, in un incidente stradale. Ma B&H ha proseguito la sua ascesa, radicalizzandosi ulteriormente. Già nel 1992 un altro gruppo – oggi fuorilegge in molti paesi europei – il gruppo Combat 18 ha preso il controllo progressivamente di Blood&Honour, proseguendo il meccanismo di autofinanziamento politico-commerciale attraverso eventi, concerti e merchandising.
Il governo inglese lo scorso anno ha inserito Blood&Honour nella lista delle organizzazioni sottoposte a sanzioni, con la seguente motivazione: “È una organizzazione coinvolta in attività terroristiche in quanto: B&H ha facilitato, e continua a facilitare, promuovere e incoraggiare il terrorismo attraverso la diffusione di musica il cui contenuto promuove e incoraggia il terrorismo. B&H ha messo, e continua a mettere, a disposizione fondi a fini terroristici attraverso la raccolta di fondi mediante eventi da essa organizzati allo scopo di promuovere le proprie attività terroristiche. B&H ha svolto, e continua a svolgere, attività di reclutamento per conto di persone coinvolte nel terrorismo”.
L’inserimento nella lista delle sanzioni comporta il divieto – non solo in Gran Bretagna, ma in tutta Europa – di mantenere rapporti commerciali di qualunque tipo. Dunque, un evento come il “Ritorno a Camelot” previsto per i prossimi giorni, essendo chiaramente collegato con la rete B&H, dovrebbe quanto meno essere strettamente monitorato. I collegamenti internazionali delle sigle italiane skinheads sono storiche e ampiamente dimostrate. Ad esempio il negozio online d’area European Brotherhood di Verona, che vende merchandising legato al mondo skinheads si avvale per i pagamenti di conti correnti e referenti in Germania, mascherando l’attività commerciale dietro nomi commerciali inesistenti.
Al momento non sappiamo dove si terrà esattamente il raduno. AVS, con il deputato Angelo Bonelli, ha annunciato un’interrogazione parlamentare indirizzata al ministro Piantedosi: “Questo raduno va fermato”. Come andavano fermati tutti i precedenti raduni nel nord Italia, avvenuti sempre senza alcun problema per gli organizzatori. Benvenuti in Italia, il paese che non ha mai avuto una Norimberga.
Fonte: https://inchiestavecchiostile.substack.com/p/italia-zona-franca-dei-neonazisti
