Giornalismo sotto attacco in Italia

Lo scacco matto di Papa Leone

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“Ho il cuore straziato dalle parole scelte dal Presidente Trump sul Santo Padre.Papa Leone non e’ un rivale e non e’ un politico . E’ il vicario di Cristo che testimonia la verita’ del Vangelo e la cura delle anime”. Il presidente  della conferenza dei vescovi cattolici americani monsignor Paul Coakley pesa bene ogni parola. La maggioranza dei cattolici americani ha votato per Trump alle ultime elezioni presidenziali, ma le esternazioni del Presidente rischiano di fargli perdere gran parte di quei consensi.  L’attacco frontale e volgare al Papa (“non mi piace, preferisco suo fratello che ha votato per me “) ha provocato la reazione compatta delle gerarchie cattoliche  nordamericane .
Tre vescovi hanno rilasciato una inconsueta intervista corale al programma “60 minutes” della Cbs definendo la guerra in Iran immorale.  Ma ad irritare Trump non e’ stata tanto la condanna della guerra , quasi una scelta obbligata per la Chiesa ( gia’ avvenuta nei confronti di Bush per l ‘iraq) . Le parole “incriminate “di Papa leone sono :”basta con l’idolatria di se’ stessi e del denaro, basta con l’esibizione della forza, basta con  la guerra”. Senza mai nominarlo Il “papa americano “ ha colpito al cuore l’essenza della presidenza Trump. E la risposta isterica della Casa Bianca rivela la sua impotenza. “quando il potere politico  si accanisce contro un voce morale-ha notato il direttore di Civilta’ Cattolica  il gesuita Antonio Spadaro -e’ perche’ non riesce a contenerla. Il Papa non discute con Leone: lo implora di rientrare in un linguaggio che possa dominare. Ma il santo padre parla un’altra lingua che non si lascia ridurre alla grammatica della forza ,della sicurezza , dell’interesse nazionale. In questo senso-conclude  padre Spadaro -l’attacco è una dichiarazione di impotenza. Non potendo assimilare quella voce il potere tenta di delegittimarla. Ma così facendo ne riconosce implicitamente il peso. Se Leone fosse irrilevante non meriterebbe una parola , invece viene chiamato in causa , nominato, combattuto , segno che la sua parola incide”.
I rapporti fra Vaticano e Stati Uniti nella storia sono stati tutt’altro che idilliaci. In un libro appena uscito “Papi ,dollari e guerre”(Solferino editore) Massimo Franco racconta  come il primo inviato pontificio negli Stati  Uniti nel 1853 ,monsignor Bedin  rischio’ addirittura l’impiccagione e il comandante americano Gwin fu deferito all corte marziale nel 1849 per avere accolto a bordo del suo piroscafo (all’ancora a Civitavecchia ) Papa Pio IX. Ci sarebbe voluto Papa Woytyla e la sua lotta al comunismo a riavvicinare Roma e la Washington di Ronald Reagan.  Ma mai nella storia si era arrivati ai toni usati da Trump nei confronti di un Pontefice. “ Non ho paura – gli ha risposto sereno Papa Leone”.
 Nessuna replica esplicita dalla Casa Bianca ma un segnale’ si’ : il post nel  quale Trump raffigurava se’ stesso come Gesu’ che guarisce un malato e’ stato cancellato. Forse perfino alla Casa Bianca hanno capito, questa volta, di avere oltrepassato il segno.

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