Giornalismo sotto attacco in Italia

Tagli dei finanziamenti e la “sorte” dei film dedicati a Regeni e Aldrovandi

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Anpi, gli Archivi storici della Resistenza, i luoghi della Memoria che ricordano le Stragi nazifasciste, i film-documentari su Giulio Regeni e Federico Aldrovandi, tutti sotto attacco per la memoria che rappresentano.

Le guerre con le infinite bombe su ospedali, scuole, la minaccia di far tornare civiltà millenarie all’età della pietra, la morte di migliaia di bambini, i popoli, tutti, sempre più poveri, mai accaduto che un presidente degli Stati Uniti prima si fa immortalare vestito da Papa, poi, usando l’intelligenza artificiale si trasforma in Gesù guaritore, copra di insulti il Papa Leone XIV che predica la pace contro chi porta la guerra.

Tutto ciò distrae da certi fatti che accadono nel nostro Paese. L’assalto alla memoria passa in secondo piano, ma è sempre più pressante da quando la Meloni è a capo del Governo di destra desta che si scaglia prima nei confronti dell’Anpi mettendo in discussione i valori dell’Antifascismo, poi contro il memoriale dell’Eccidio di Marzabotto. Quale è la tecnica usata? Tagliare i fondi, mettere in difficoltà le amministrazioni e le associazioni, fare strada per poter riscrivere il passato per nascondere la verità di ciò che è accaduto, prendendo come scusa che i tagli ai fondi di sostegno servono per finanziare il decreto sui prezzi petroliferi. Si parla di cifre ridicole, un totale di 500 mila euro. Tutto nasce dal Ministero della Cultura e da Alessandro Giuli, il ministro, la cui storia parla da sola.

Al momento gli obiettivi sono: il Parco nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema che ricorda l’eccidio avvenuto il 12 agosto 1944 dove vennero trucidati dai nazifascisti 560 civili tra questi molti bambini, l’Archivio Audiovisivo del Mondo Operaio e Democratico (il cui presidente è il nostro Vincenzo Vita), l’Archivio Cinematografico della Resistenza. Infine le produzioni cinematografiche che raccontano l’omicidio di due giovani: il dottorando italiano Giulio Regeni rapito e assassinato dieci anni fa al Cario, dopo giorni di torture, dai servizi segreti egiziani; lo studente ferrarese diciottenne Federico Aldrovandi di ritorno da un concerto ucciso nel 2005 da quattro agenti di polizia in servizio. Le storie di Giulio e Federico non meritano, anche in questo caso decretato da una commissione del Ministero della Cultura, di ricevere il finanziamento pubblico per le produzioni audiovisive.

Giulio Regeni: Tutto il male del mondo, già vincitore del Nastro della Legalità, regia di Simone Manetti, prodotto da Ganesh Produzioni di Mario Mazzarotto e distribuito da Fandango di Domenico Procacci è già nelle sale, mentre il processo contro quattro militari dei servizi segreti egiziani è ancora in corso e Federico Aldrovandi: Aldro vive, regia di Manuel Benati, prodotto da Controlucem di Stefano Muroni, le riprese del film inizieranno a settembre a Ferrara, racconterà la lunga strada per arrivare alla verità, i quattro agenti sono stati condannati nel 2012 per omicidio colposo.

Il mancato finanziamento del racconto della vita e della morte di due nostri concittadini, le cui storie hanno coinvolto l’opinione pubblica con proteste, manifestazioni organizzate per avere insieme ai famigliari di Giulio e Federico verità e giustizia, non ha nulla a che vedere con la qualità artistica o meno dei lavori, è soltanto una scelta politica, è la dimostrazione che il Governo di Meloni sta intervenendo su tutto con l’obiettivo di riscrivere il passato per nascondere la verità storica.


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