«La pancia non c’è più, la pancia non c’è più…», così recitava un famoso Carosello degli anni sessanta con protagonista lo scomparso Mimmo Craig. Così, oggi, potremmo urlare «la par condicio non c’è più», di fronte all’esibizione mediale del referendum dei prossimi 22 e 23 marzo.
I dati dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e dell’Osservatorio di Pavia (parliamo dei soggetti deputati alle rilevazioni) già hanno indicato le tendenze, ovvero una discreta prevalenza del SI sul NO nei tempi di notizia e di parola. Ma guai a fermarsi al minutaggio, di per sé di valore relativo, se estrapolato dal contesto comunicativo in cui si colloca.
Più forte è il distacco, comunque, calcolato dal gruppo organizzato dal Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale della Sapienza con la Fondazione per il giornalismo Paolo Murialdi, divenuto l’Osservatorio dedicato nel Comitato del No della società civile, con la direzione di Roberto Zaccaria: nel periodo tra il 23 febbraio e il 15 marzo il divario è stato netto, con il 53% a favore della pseudo-riforma e il 47% contro. La divaricazione assomiglia a quella dei giorni 13-14-15 marzo: 51% vs 49%.
Il bello (il brutto), però, arriva se si calcolano i tempi di esposizione del governo, che -sommati al SI dei comitati e partiti- fanno salire nettamente il distacco. Non per caso la stessa troppo silente Agcom è stata costretta nella seduta del 4 marzo scorso a sollecitare le emittenti -con un’apposita Raccomandazione-a verificare la quota attribuita al governo. Quest’ultima, già sulla base dell’articolo 9 della legge madre n.28 del 2000, sottolinea che le emittenti sono tenute a garantire la presenza dei soggetti istituzionali nel tempo strettamente «…necessario e funzionale alla trattazione di temi di attualità dell’agenda politica nazionale e internazionale, nell’esclusivo esercizio delle rispettive funzioni istituzionali». Invece, Giorgia Meloni parla in versione ibrida: leader di partito e Presidente del consiglio si scambiano nella stessa esibizione fonetica i ruoli continuamente. E l’attacco alla magistratura entra dalla porta o dalla finestra, fino agli scivoloni dei pedofili e criminali lasciati in libertà (Almasri, chi era costui?), o con l’imbarazzante evocazione dei nuovi format creati alla bisogna: dal delitto di Garlasco, alla storia infinita della Casa nel bosco, fino alla riesumazione dei cold case delle vicende irrisolte. Sono improvvisamente tornati alla ribalta i drammi (spesso davvero gravi) degli errori giudiziari, che ovviamente nulla hanno a che fare con la divisione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti.
Fin qui siamo alla routine. Tuttavia, nella settimana in corso, l’ultima utile prima del voto, la cavalcata dell’impar condicio si è nettamente amplificata, secondo una vecchia e collaudata tecnica di rito berlusconiano. Gli eventuali provvedimenti dell’Agcom arrivano così tardi e un eventuale riequilibrio diventa impraticabile.
Mediaset -non dimentichiamolo, sempre imparentata con maggioranza e governo- ha una scaltra abilità al riguardo. Al solito, Rete 4 diviene una sorta di bad company ed ospita la qualunque.
La prova provata, se ce fosse bisogno, è stata la puntata di Quarta Repubblica condotta da Nicola Porro dello scorso lunedì 16 marzo. Dopo una lunga intervista senza contraddittorio a Giorgia Meloni, si sono susseguiti ospiti fortemente orientati da una parte, con l’eccezione dell’esponente del Partito democratico Erasmo Palazzotto: Alessandro Sallusti, Gaia Tortora, Nicolò Zanon, Andrea Ruggieri, Piero Sansonetti, Paola Concia e Giuseppe Cruciani, tra gli altri. Uno share modesto, in verità: 5,2%. Si tratta di una violazione plateale della normativa, che potrebbe persino portare alla sospensione temporanea delle trasmissioni in caso di mancato (e immediato) riequilibrio.
L’elenco dei misfatti potrebbe continuare a lungo, visto che riguarda talk e programmi dell’intera giornata televisiva, come le mattinate de La7, con la presenza -ad esempio- a L’aria che tira del ministro Nordio, intervistato senza altre voci.
Cara Agcom, ne va ora della tua nobilitade.
