È a Roma Peter Thiel, fondatore di Palantir (un’azienda statunitense specializzata nell’analisi dei big data), una sorta di Rasputin tecnologico dell’amministrazione Trump, il vero dominus delle sue strategie sulla sicurezza (ad esempio supportando attivamente l’ICE, ormai libera di compiere ogni abuso), militari e forse geo-politiche nonché nemico giurato di ogni forma di stato sociale, di umanesimo e di convivenza civile. È a Roma dopo aver detto peste e corna di papa Francesco e non aver certo risparmiato papa Leone, che oltretutto, ai suoi occhi, ha la colpa di essere un americano atipico, non allineato al pensiero MAGA, desideroso di pace e non di guerra, refrattario, se non proprio ostile, all’idolo del denaro e per nulla conquistato dall’ideologia del dominio oligarchico di cui Thiel, invece, incarna la quintessenza.
Un giorno, quando questa follia sarà finita, se mai finirà, saremo chiamati a riflettere sulla natura della classe dirigente che per diversi anni ha preso in ostaggio la Casa Bianca e, con essa, il mondo intero, sempre che questa supremazia tecnocratica non sia destinata a segnare un’epoca, nel qual caso prepariamoci a combattere perché della democrazia, in caso di un loro trionfo storico, potrebbe non restarne più nemmeno l’ombra. Riflettemmo sulla fascinazione di questi signori per il fantasy e in particolare per Tolkien (anche Palantir, come Atreju, è un nome tratto della saga dello scrittore britannico), sulla loro assenza di umanità, sul loro rifiuto di tutto ciò che compone il nostro vivere civile, sulla loro aberrante idea di poter sostituire i parlamenti e le istituzioni democratiche con un’oligarchia che non presuppone alcun rapporto col popolo e sul loro disprezzo, di fatto, per la vita stessa, quella degli altri ovviamente, perché per se stessi, invece, sognano addirittura l’immortalità. Rifletteremo sulla loro concezione della guerra: una sorta di videogioco in cui ostentare una volontà di potenza a tutti i costi, e pazienza se a rimetterci sono sempre i poveri, gli ultimi, i deboli e i civili, per loro sacrificabili in una riedizione del darwinismo sotto forma di intelligenza artificiale. Rifletteremo sulla loro visione eugenetica dell’essere umano, in una riproposizione sostanziale del concetto di “razza superiore” che dovrebbe far accapponare la pelle, se solo si conoscesse ancora un minimo di storia e si comprendesse che a prevalere, nel loro disegno, non dovrebbe essere più una nazione sulle altre (un secolo fa si parlava di pangermanesimo e “Lebensraum”, spazio vitale tedesco ai danni dei popoli confinanti) ma una casta di eletti in grado di dettar legge al resto del pianeta. Rifletteremo sull’aumento esponenziale delle disuguaglianze, sulla perdita di valori, sull’attacco forsennato alle costituzioni anti-fasciste del dopoguerra, sulla concentrazione sempre più amorale della ricchezza, sull’uso blasfemo e anri-cristiano della religione, sulle bestemmie contro la Bibbia e i Vangeli, sull’aggressione spietata a chiunque, compresi Francesco e Leone, cerchi di interpretarli in chiave autentica e sulla pretesa di essere i nuovi ayatollah di un Occidente in crisi totale. Rifletteremo, insomma, su queste Guide supreme degli anni Venti del nostro secolo, non dissimili da Khamenei e dai suoi discendenti, affascinati da Putin e da qualunque tiranno giri per il mondo, teorici, neanche troppo celati, della dittatura o comunque della non democrazia, pronti a trasformare un Paese da sempre controverso ma comunque con pesi e contrappesi ben definiti nel loro parco giochi, a costo di scatenare un’altra guerra di secessione e determinati a schiacciare ogni forma di dissenso e di pensiero critico, a cominciare dalla libera informazione e da coloro che non piegano la testa di fronte alla loro propaganda dal sapore messianico e vagamente minaccioso.
Thiel è venuto a illuminarci sul concetto di Anticristo: ne siamo felici. Almeno abbiamo a che fare con un personaggio che conosce bene se stesso e la propria natura.
