Giornalismo sotto attacco in Italia

La svastica di compleanno

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Matera non è una città che si racconta con leggerezza. Non lo è mai stata. Sta nelle sue pietre, nei suoi vuoti, nella durezza dei Sassi che sono memoria, una memoria lunga fatta di fatica, marginalità, resistenza. È una città che ha conosciuto il fascismo come esperienza concreta, quotidiana, e quando quella esperienza si è trasformata in violenza aperta, nel settembre del 1943, ha fatto quello che non era affatto scontato fare.
Ha scelto di alzare la testa. Nel senso più pieno di quella espressione, lontano da ogni uso politico e da ogni rivendicazione tossica.
Il 21 settembre Matera insorge. Lo fanno i civili, lo fanno i militari rimasti, lo fa una comunità che non ha mezzi ma ha dignità e coraggio. I giorni dell’occupazione tedesca portano rastrellamenti, arresti, esecuzioni. La risposta è immediata. Si combatte nelle strade, si resiste, si paga. I morti segnano quella scelta e la rendono irreversibile. È lì che Matera fissa la propria posizione nella storia, senza ambiguità.
È da qui che bisognerebbe partire.
Non da una torta.
E invece oggi ci si trova davanti alla fotografia di una torta con una svastica e i simboli delle SS, realizzata da una pasticceria e pubblicata sui social. Il problema sta tutto in quel passaggio. Qualcuno ha pensato di farla, qualcuno ha deciso di mostrarla. Nessuna esitazione, nessun limite di decenza.
È questo il punto.
Non l’episodio in sé, ma ciò che lo rende possibile. Il fatto che una svastica possa essere trattata come qualcosa di goliardico o, peggio ancora, accettabile. È qui che si misura la distanza tra una storia che ha avuto un costo reale e un presente che rischia di perderne il senso.
Matera, così come tutto il nostro Paese, quel confine lo conosce. Sa cosa succede quando quei simboli diventano potere, violenza, sopraffazione. Sa cosa significa trovarsi davanti a quel limite e scegliere.
E allora il problema è tutto qui, nel riconoscere quel limite anche oggi, senza banalizzazione, senza scuse.
Perché una città insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile, quando è stato necessario, ha scelto di non piegarsi. E questa resta la misura più semplice per capire dove sta il confine.

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