Dopo aver raccontato, in una trilogia pubblicata da Lindau, la vicenda tragica del gerarca nazista Joseph Göbbels e aver raccontato, per People, il G8 di Genova, i Mondiali della vergogna del 1934 e la deportazione degli operai genovesi, il 16 giugno del ’44, ad opera dei nazisti, Giovanni Mari, caporedattore del Secolo XIX, torna in libreria, ancora per People, con “Fascistissima. Come nel 1926 Mussolini eliminò la libertà di stampa”. È incredibile constatare come un secolo dopo la realtà somigli, a livello globale, a quella di allora, con un Presidente degli Stati Uniti che insulta quotidianamente chiunque gli ponga domande sgradite, un vento censorio che spira sulle due sponde dell’Atlantico e una libertà d’informazione mai così vilipesa e messa a rischio. Il Washington Post, finito nelle mani dell’oligarca di Amazon Jeff Bezos (l’anno scorso sposo a Venezia dopo aver preso in ostaggio la città), licenzia trecento giornalisti e chiude una miriade di sedi di corrispondenza, Repubblica e La Stampa non sanno che fine faranno, la RAI vive una delle sue stagioni peggiori e anche il Secolo presso cui lavora Mari non sta attraversando propriamente un momento di gloria, com’è emerso dalle inchieste in atto a proposito delle presunte pressioni del presidente della Liguria Bucci sul direttore e sulla redazione al fine di ricavarne un trattamento meno critico. Insomma, stiamo affrontando una delle stagioni peggiori della nostra storia e ciò dovrebbe indurci a riflettere, specie se si considera che, senza una stampa indipendente, autorevole e, per l’appunto, critica, anche gli storici fanno fatica a ricostruire un determinato periodo. Quanto alla cittadinanza, cresce chiusa, gretta e disposta a tutto pur di servire l’aspirante regime, ovunque si verifichino determinate condizioni. Ogni riflessione sull’Italia contemporanea, insomma, deve tener conto del clima mondiale che si respira e dal quale, purtroppo, siamo tutt’altro che immuni.
