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Rendere la nevrosi un capolavoro. Perché ‘Tutto Woody Allen’ è un’opera imprescindibile

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C’è qualcosa di profondamente alleniano nel tentare di racchiudere l’infinito in un volume: un’impresa che oscilla tra l’ambizione filosofica e il fallimento esistenziale.

Parlare di Woody Allen significa immergersi in un paradosso vivente: l’uomo che ha trasformato l’inadeguatezza in una forma d’arte e la nevrosi in un genere letterario. Enrico Giacovelli, con “Tutto Woody Allen”, edito da Gremese (651pp, 39 Euro), compie un’impresa titanica: mappare l’intero universo di un autore che ha prodotto quasi un film l’anno per mezzo secolo, senza dimenticare le sue incursioni nel teatro, nella letteratura e nella stand-up comedy.

Giacovelli non scrive una semplice biografia, ma redige un’enciclopedia dell’anima alleniana. Il volume è un gioiello per il cultore e una bussola per il neofita. Si parte dagli esordi come ‘scrittore di gag’ per i giornali e la televisione, passando per la comicità slapstick dei primi anni (quella di Prendi i soldi e scappa), fino ad arrivare alla rivoluzione di Io e Annie, dove Woody inventa la commedia intellettuale moderna, mescolando Freud, le uova sode e Marshall McLuhan.

Il pregio maggiore di Giacovelli è l’analisi della scrittura. Il libro riporta battute fulminanti e dichiarazioni celebri, contestualizzandole in un’evoluzione artistica che non ha eguali. C’è il Woody scrittore per il New Yorker, capace di parodiare la filosofia russa e la critica d’arte con un’eleganza sopraffina; c’è il Woody drammaturgo, meno celebrato ma fondamentale; e c’è, ovviamente, il Woody cineasta, che attraversa i decenni cambiando pelle (dal tributo a Bergman alla fase europea), pur restando fedele alla sua ossessione centrale: l’assurdità dell’esistenza.

La biografia di Giacovelli è appassionata perché non nasconde le fragilità dell’uomo, ma le sublima. Il libro ci ricorda che Allen ha dato voce a tutti noi: a chi si sente fuori posto, a chi teme la morte, a chi cerca l’amore sapendo che è “una follia, ma ne abbiamo bisogno perché ci servono le uova”.

Edito con la consueta cura iconografica di Gremese, il volume è ricchissimo di immagini e schede tecniche, rendendolo un vero e proprio vademecum definitivo. Se volete capire perché, dopo decenni, continuiamo a citare le sue nevrosi per spiegare le nostre, questo libro è la risposta. Un tributo necessario a un genio che ha reso il pessimismo cosmico la cosa più divertente del XX e XXI secolo.


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