Nato in Siria, ad Aleppo, da famiglia cristiana armena, Jean Boghossian è un artista belga-libanese che vive tra Bruxelles e Montecarlo, dove da giovane era artista orafo. Per le sue creazioni d’oro usava il fuoco, strumento primordiale che usa ancora oggi per le sue multiformi creazioni.
In nomen omen, Boghossian vuol dire “Figlio di Paolo”, l’apostolo delle genti che portò la parola di Cristo nell’Impero Romano, partendo proprio da Aleppo, lungo la “Via di Damasco”. Fu proprio un richiamo irrefrenabile che portò il giovane Jean a scoprire l’arte moderna e a crearne una propria. Grazie a queste premesse l’artista risplende, come una pietra preziosa dalle mille sfaccettature, nella pittura e nella scultura. Si coglie una irrefrenabile capacità di ricerca artistica, che rimanda alla ricerca del divino, che è dentro il fuoco, simbolo primordiale della vita. Perché l’arte è vita. Ecco lo straordinario: col fuoco Boghossian dipinge, offrendo una straordinaria tridimensionalità ai suoi quadri, che sono letteralmente “sfumati” dall’uso del fuoco e dal suo fumo, appunto. La forma circolare, delle sue più recenti tele, ci rimanda alla perfezione che ormai è quasi raggiunta, innalzando all’evidenza la sua capacità di mutare la pittura in scultura.
Altrettanto sconvolgenti le sculture vere e proprie. Dove il fuoco è un informe e possente scalpello che lascia traccia perenne del suo mistero. Libri arsi, in parte distrutti e cancellati, per far meglio emergere la verità, altrimenti opaca e nebulosa, forma didascalica scritta. Per poi i fogli coprire ancor più con un sanguigno rosso colore, che aggiunge mistero a mistero. Pensiero a pensiero.
La Galleria Arionte di Arte contemporanea ci ha permesso di conoscere un raro artista.
