Giornalismo sotto attacco in Italia

Il caso Albanese: fake di stato

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Lo scempio della verità. Di questo si tratta. Per accusare Francesca Albanese delle più turpi colpe, si ricorre alla manipolazione di un filmato. Le si fanno pronunciare parole d’odio contro Israele che lei non ha pronunciato. Un montaggio creato ad arte per dissimulare la realtà. Anzi, per crearne un’altra. 

Ministri europei, sulla base di una clamorosa fake, condannano senza appello la relatrice dell’ONU e chiedono le sue dimissioni. Si accoda anche il Ministro degli Esteri Tajani. Non ha mai difeso la cittadina italiana Francesca Albanese dalle sanzioni immotivate e violente nei suoi confronti mosse dagli Stati Uniti, ma ne chiede le dimissioni sulla base di una menzogna: “le posizioni di Francesca Albanese non rispecchiano quelle del governo italiano”, ha affermato Tajani.

Gli avvocati sono al lavoro e la replica della signora Albanese al Ministro Tajani è stata esemplare:” neanche io mi riconosco nelle posizioni di un governo il cui Ministro degli Esteri afferma che ‘il diritto vale fino a un certo punto. 

Il ricorso alla bugia costruita ad arte per tacitare la voce di chi si batte per i diritti umani del popolo palestinese, la bugia usata dai governanti europei. Un segnale di ciò che potrebbe avvenire, e in parte sta avvenendo, a tutti i cittadini che volessero denunciare i crimini contro l’umanità commessi da Israele. Cittadini come bersagli di una repressione che potrà passare persino attraverso strumenti considerati legali, per esempio un ddl sull’antisemitismo come quello che sta per essere approvato in Italia.

Nei giorni scorsi una sentenza dell’Alta corte britannica ha giudicato illegale bandire “Palestine Action”, il gruppo di attivisti che dimostrava contro il massacro di palestinesi.  La criminalizzazione del dissenso portata avanti dal governo inglese, oggi sconfessato dai giudici, ha condotto in carcere 3000 persone. Innocenti.

È questo l’obiettivo dell’Europa e dell’Italia? Criminalizzare il dissenso? 

È necessario battersi con ogni energia contro le tentazioni repressive che si manifestano in questi difficili tempi per la democrazia. Il caso Albanese è un monito severo che deve metterci in guardia sulla spregiudicatezza del potere politico.

Alla fine, la storia giudicherà e saprà distinguere chi si è battuto per denunciare i crimini contro l’umanità perpetrati da Israele e chi si è voltato dall’altra parte. 


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