Il giornalista Marco Sales voleva raccontare la curiosa vicenda dell’occupazione abusiva di Casapound di un condominio nel quartiere Esquilino a Roma. Risultato: lui e la troupe di “È sempre Cartabianca” sono stati identificati dalla Digos mentre realizzava un servizio sull’occupazione della sede di CasaPound in via Napoleone III a Roma, attiva dal 2003 e mai sgomberata. L’edificio di via Napoleone III è il simbolo di una reazione incomprensibile e comunque improntata alla disparità di trattamento sulle occupazioni abusive. Sgomberati e chiusi i centri sociali, ignorata l’occupazione dell’associazione di estrema destra che, peraltro, dovrebbe essere sciolta per legge. In un simile contesto Sales e i collaboratori sono stati infatti fermati dagli agenti della Digos ed è stato chiesto loro il motivo della presenza sul posto e del servizio giornalistico.
La settimana precedente, proprio mentre il giornalista Sales e la sua squadra erano già stati sul posto per girare alcune immagini, dal palazzo erano piovuti oggetti: bottiglie, uova, acqua lanciati dall’alto in direzione della troupe.
“Giornalisti di una trasmissione televisiva chiedono un’intervista a CasaPound. CasaPound non risponde. I giornalisti allora vanno sotto il palazzo occupato per provare a intervistarli. Dopo un po’ arrivano le forze dell’ordine. Per sgomberare CasaPound, direte voi. No. Per identificare i giornalisti. E per spiegargli che devono concordare con CasaPound le interviste, non andare sotto la loro sede. Questo avviene nell’Italia di Giorgia Meloni. Questo avviene con Piantedosi al ministero: le forze dell’ordine obbligate a fare da ufficio stampa a un gruppetto di fascisti”. dice Matteo Orfini in una nota.
