La Corte Suprema di Cassazione (Sesta Sezione Penale), presieduta dal giudice Giorgio Fidelbo, ha depositato le motivazioni della condanna definitiva all’ergastolo dell’ex militante di Avanguardia Nazionale Paolo Bellini mettendo la parola fine ad una vicenda giudiziaria durata oltre quarant’anni. Non solo il terrorista nero era presente in stazione a Bologna il 2 agosto 1980, il giorno della Strage che causò la morte di 85 persone e il ferimento di 216, immortalato dalle riprese del turista svizzero Harald Polzer, nelle 106 pagine sta scritto: “Il contributo concorsuale di Bellini è consistito in una attività essenziale: il trasporto dell’esplosivo”. Tutto ciò emerge anche dalle intercettazioni di Carlo Maria Maggi di Ordine Nuovo, dalle dichiarazioni di Gianfranco Maggi e Dino Bartoli, dove si è appreso che Bellini disponeva di un canale privilegiato per ottenere esplosivi. Altri elementi che portano alla verità sulla sua partecipazione alla Strage sono le dichiarazioni dell’affittacamere Triestina Tommasi, l’incontro con Sergio Picciafuoco, i suoi rapporti con i servizi segreti e di sicurezza deviati e con il procuratore della Repubblica Ugo Sisti, le coperture e le protezioni ricevute da apparati istituzionali, in Italia e all’estero, prima e dopo la strage.
I depistaggi elencati dalla Corte sono ben 17.
“L’esecuzione materiale era da ritenersi imputabile ad un commando terroristico composto da più cellule, costituite a loro volta da più soggetti provenienti da varie organizzazioni eversive di destra, uniti dal comune obiettivo di destabilizzare l’ordine democratico”.
Gli esecutori materiali sono tutti condannati definitivamente: Francesca Mambro, Valerio Fioravanti, Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini e Paolo Bellini.
La Corte Suprema conclude che gli esecutori materiali “sono stati coordinati nell’esecuzione da funzionari dei servizi segreti e da altri esponenti dello Stato deviati che a loro volta hanno risposto a direttive dei vertici della loggia massonica P2, infatti nelle motivazioni vi è la conferma del ruolo di mandanti, organizzatori e finanziatori esercitato da Licio Geggi e da Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato, Mario Tedeschi.
Tutto ciò mette realmente la parola fine all’attentato più grave avvenuto dopo la Seconda guerra mondiale con lo scopo di condizionare la democrazia repubblicana o invece Licio Gelli e i suoi compari sono stati a loro volta manovrati da un potere superiore?
