In pochi giorni il referendum oppositivo alla controriforma della giustizia, quella che sarebbe tanto piaciuta a Licio Gelli e al suo iscritto Silvio Berlusconi, ha superato le duecentomila firme.
A promuoverlo 15 ”innocenti cittadini” senza avere alle spalle nessuna organizzazione partitica o sindacale.
Dopo averli oscurati e ignorati, ora vengono persino aggrediti e sbeffeggiati.
Nella odierna intervista pubblicata dal corriere della a Nordio, quello che anche Gelli ha fatto cose buone, il ministro ci fa sapere che la data la deciderà lui, che non teme le firme e neppure il comitato per il No. Peccato che non ci venga detto di quale referendum stia parlando il ministro, chi lo promosso, e dove è ancora possibile firmare.
Eppure anche la fase della raccolta è protetta costituzionalmente.
Informare sul quesito è un dovere, ancor più per quello che un tempo era chiamato servizio pubblico.
Vorremmo sommessamente ricordare che il contratto di lavoro dei giornalisti prevede che un comitato di redazione possa rivendicare la completezza della informazione e che la stessa legge istitutiva dell’ordine lo preveda.
Possibile che nessuno, salvo le consuete eccezioni, lo abbia fatto?
Forse non è chiaro che l’eventuale vittoria del Sì aprirà la strada al presidenzialismo senza controlli, a nuovi bavagli, allo stravolgimento della Costituzione ?
Ci permettiamo di consigliare ad ogni cronista la lettura dei rapporti sulla libertà di informazione pubblicati da Amnesty, dall’Unesco, dalla commissione europea per i diritti.
Magari potrebbero anche leggere “tastiere in gabbia” di Massimo Nava, collana Orwell, diretta da Luciano Canfora.
Subito dopo probabilmente non solo si precipiterebbero a reclamare una informazione completa sul referendum e la raccolta firme ma, forse si precipiterebbero a firmare, non per far piacere ai 15 “cittadini innocenti”, ma per regalare a sé stessi una assicurazione sulla vita, almeno quella professionale.
