Paolo Berizzi a Piacenza ospite di Cgil e Presidio di Art21 di Piacenza per presentare “Il libro segreto su CasaPound”, l’inchiesta che ricostruisce, con nomi a cognomi, la rete di finanziatori del movimento neofascista italiano apparentemente “snobbato” dalla destra di Governo ma tollerato al punto da mantenere ben salda l’occupazione di uno stabile pubblico a Roma e premiato con carriere diplomatiche in corso. Davanti ad un folto pubblico ad accompagnare giornalista di Repubblica un autorevole parterre di commentatori coordinati da Mattia Motta: Pier Luigi Bersani, presidente Isrec Piacenza ed ex segretario del Partito Democratico, Giuseppe Giulietti, portavoce nazionale di Articolo 21 Massimo Bussandri, segretario regionale della Cgil Emilia-Romagna.
“È un libro pieno di notizie che l’organizzazione neofascista ha cercato di bloccare diffidando l’editore – ha sottolineato l’autore – È un segnale inequivocabile del timore verso i contenuti. Ma il tentativo non è riuscito”. diviso».
«Il libro di Paolo – secondo Pierluigi Bersani – mostra bene il clima e gli elementi di formazione di un fenomeno che nel nostro Paese è radicato. È incredibile che ancora oggi si balbetti sulla matrice fascista della strage di Bologna».
Giuseppe Giulietti, Presidente di Art21 ha ricordato che Berizzi è l’unico giornalista europeo sotto scorta per minacce di gruppi neofascisti ed ha concordato con la necessità di costruire un grande fronte costituzionale.
CasaPound ed il neofascismo secondo il segretario regionale Cgil Massimo Bussandri non sono fenomeni in declino: «Non dobbiamo leggere le difficoltà attuali dell’organizzazione neofascista come una resa – ha ribadito – Il neofascismo ha sempre saputo rinascere dalle proprie ceneri e i momenti di crisi economica e politica come l’attuale sono terreno fertile».
In sala I genitori di Andy Rocchelli, ucciso, insieme all’attivista per i diritti umani e interprete Andrei Mironov, il 24 maggio 2014, nelle vicinanze della città di Sloviansk, in Ucraina, mentre documentava le condizioni dei civili intrappolati nel conflitto del Donbass. Esposto alle pareti lo striscione dedicato ad Alberto Trentini, il cooperante detenuto in Venezuela per la cui liberazione è rientro in Italia si sta battendo la famiglia.
