Può valere un referendum la “deforma” della corte dei conti appena approvata dal Senato? Mi permetto di rivolgere questo interrogativo a tutte le forze democratiche che si stanno apprestando a sostenere lo scontro referendario per la difesa dell’indipendenza della magistratura.
Ci troviamo dentro allo stesso filone di una destra al governo insofferente alle autorità di controllo e ai contrappesi al potere esecutivo: nella sostanza una destra di governo che non riconosce la separazione dei poteri trascinandoci all’indietro nella successione della storia puntando ad eliminare il processo democratico che aveva portato alla Costituzione Repubblicana (al proposito si veda il ricordo dell’MSI postato in queste ore dal Presidente del Senato).
Per completezza al riguardo del nostro interrogativo di partenza verifichiamo alcuni punti di questa vera e propria “deforma” (ricordando anche come il copyright di questa affermazione appartenga al compianto Felice Besostri).
Andando per ordine:
1) La deforma della Corte dei Conti è devastante prima di tutto nel rapporto tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione riducendo sensibilmente la responsabilità di chi amministra il denaro pubblico. Una riduzione di responsabilità che si verificherà in un paese come l’Italia che detiene nell’Unione Europea la più alta percentuale di sprechi del denaro pubblico;
2) La riduzione al 30% del tetto massimo per i risarcimenti dovuti in caso di danno erariale attenua sensibilmente la funzione di deterrenza della pena. Così la condanna diventa irrisoria e potrebbe essere considerata quasi un investimento per un potenziale corruttore ( quasi come l’abuso edilizio in attesa della ciclica sanatoria);
3) Nessuno studio conferma il teorema della cosiddetta “paura della firma” che limiterebbe l’operatività della PA. Basta analizzare i dati degli anni successivi al Covid quando nel 2020 il governo Conte introdusse lo “scudo”: la velocità dell’amministrazione è sempre peggiorata;
4) Si sta procedendo nella stessa direzione della separazione delle carriere con il taglio dei procuratori generali e l’unificazione delle funzioni: infatti a livello territoriale ci saranno vice-procuratori coordinati dalla procura generale. Il fatto grave consiste che quando ci si troverà in presenza di una nuova indagine complessa il procuratore generale nominato dal consiglio di presidenza influenzato dagli equilibri politici potrà inserirsi nella gestione del fascicolo. Questo significa che un unico procuratore generale da Roma potrebbe controllare le indagini nelle 20 regioni italiane;
5) Viene introdotto il “silenzio-assenso” : una forma che non si s’addice alla magistratura e che non esiste come istituto per un ordine magistratuale. L’incremento del controllo preventivo non ci dice tutto: il magistrato si limiterà a verificare la conformità di legge ma non può sapere quel che accadrà dopo in fase di esecuzione ed è lì che si verificano i maggiori casi di spreco.
