La stanno facendo a pezzi, giorno dopo giorno. La nostra Costituzione repubblicana, varata 80 anni fa e costruita da tutte le culture del paese che avevano contribuito, con il sangue, a fare dell’Italia una repubblica democratica. E’ sempre stato questo l’obiettivo principale di questo governo di estrema destra, fin dal suo insediamento nel 2022. Ovviamente ogni anno la situazione è peggiorata, non dico nell’indifferenza generale – e Articolo 21 sta qui a dimostrarlo – ma in un clima di sottovalutazione, di frantumazione dell’opposizione, di sostanziale connivenza dei media, di sciagurato consenso internazionale.
La legge del più forte domina il mondo che fu occidentale e democratico, quindi anche un governo che si fa vanto della sua mediocrità può fare e disfare quello che vuole.
L’ultimo tassello dell’anno è la legge sulla corte dei conti. Una cosiddetta riforma che mette a rischio i diritti dei cittadini e le risorse economiche, che sommata all’abolizione dell’abuso d’ufficio e alla legge contro la magistratura sottoposta a referendum , schiera lo stato accanto all’illegalità e affonda il coltello in quello che è il principale obiettivo del governo Meloni, cancellare il bilanciamento dei poteri, l’asse costituente delle democrazie liberali. Vogliono l’autocrazia illiberale.
L’anno che è trascorso da questo punto di vista ha segnato vistosi passi indietro. Viviamo ancora in un paese democratico, ma un po’ meno. Un paese dove si bloccano normali cortei di protesta, si urla al complotto se giudici e assistenti sociali applicano le leggi, si liberano criminali come Almarsi, ci si inginocchia a Trump e al criminale di guerra Netanyahu, si rende sempre più difficile l’aborto in ospedale, si favoriscono gli evasori fiscali, si cancella la doppia genitorialità, e la presidente del consiglio ha raccontato per il 70% dei suoi interventi delle falsità.
Nel frattempo si consente alla seconda carica dello stato l’apologia del fascismo, continuando a trattare questi argomenti come grotteschi, superati, inattuali.
E qui vengo ai tanti, troppi, che con grande acume la professoressa Nadia Urbinati definisce “sedicenti opinionisti di sinistra”, in gran parte giornalisti. Anche in questo caso per rispetto dello spirito di Articolo 21 non mi permetto di fare nomi, ma durante tutto l’anno è stato avvilente, insopportabile, ascoltare praticamente ogni sera in qualche talk o leggere editoriali sui grandi giornali interamente dedicati alla critica della sinistra. Autodefinizioni come afascisti, la continua richiesta di fare “mea culpa” ai partiti di opposizione, le analisi inadeguate della illiberalità di questa destra italiana,i continui esasperati distinguo.
Questa è la strada che ci porterà lentamente alla trasformazione della Costituzione che molti definirono la più bella del mondo in una carta irrilevante in un paese che ora è di moda definire “democrazia a bassa intensità”. Una risposta possibile c’è: dire NO.
