Giornalismo sotto attacco in Italia

Un destino di nome Mamdani

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Zohran Mamdani sarà molto più del nuovo sindaco di New York. Figlio di un politologo ugandese e della regista indiana Mira Nair, musulmano, dichiaratamente a favore della causa palestinese, sostenitore dell’arresto di Netanyahu qualora dovesse mettere piede nella Grande Mela e favorevole all’integrazione e alla società multietnica, incarna, infatti, i valori della “Città che non dorme mai” meglio di qualsiasi rivale. E vien da domandare all’Italo-americano Andrew Cuomo, figlio di uno storico esponente dell’ala moderata del Partito Democratico e più volte governatore dello stato di New York, come si sia sentito realmente dopo aver ricevuto l’endorsement di Trump, il quale aveva miancciato sfracelli, tra cui il blocco di quasi tutti i trasferimenti alla capitale economica degli Stati Uniti, qualora avesse vinto il candidato a lui sgradito. Una vergogna mai vista, un atto anti-democratico in piena regola, un’intromissione indegna di un paese civile e un gesto per fortuna controproducente, dato che ha comportato, per tutta risposta, un’affluenza ancora più alta ai seggi, rendendo più netto delle previsioni della vigilia il successo del giovane candidato socialista.
Cosa ci dicono, dunque, queste elezioni newyorkesi? Che Trump sia Trump ormai è chiaro a chiunque, pertanto non fa notizia. Ci dicono, invece, qualcosa di molto interessante sui democratici, ossia che la cosiddetta “left of centre”, la sinistra liberista di fine anni Novanta, clintoniana e coccolata dall’alta finanza, ormai non funziona più nemmeno nella capitale dei fondi speculativi e della ricchezza elevata a virtù. Trump, al pari della dinastia Cuomo, del clan Clinton e di quel gruppo, ahinoi non piccolo, di democratici destroidi che hanno prodotto i Biden e le Harris, è rimasto difatti ai tempi di Gordon Gekko e del suo motto “l’avidità è un valore”; peccato che in quattro decenni siano diventate adulte due generazioni che dalla barbarie dell’economia senza regole, delle banche senza controlli, dei mutui Subprime e delle altre aberrazioni cui abbiamo assistito a partire dall’edonismo reaganiano hanno subito solo sconfitte e conseguenze tragiche. Non a caso, si sono stufati e hanno cominciato a mettersi in gioco, almeno in America, producendo una Ocasio-Cortez, una Ilhan Omar e ora Zohran Mamdani, con la regia del vecchio socialista del Vermont Bernie Sanders, che sarebbe stato un meraviglioso presidente se solo l’ottusità del suo stesso partito non lo avesse affossato, preferendogli prima la disastrosa Clinton, poi il non proprio arzillo e infine, quando era ormai fuorigioco per motivi di età, affidandosi a tempo scaduto a una candidata senza alcun carisma e con una visione della giustizia che nemmeno il trumpismo più spinto sarebbe in grado di concepire. Per questa gente, lo diciamo con franchezza, è giunta l’ora del crepuscolo. La vittoria di Mamdani a New York, infatti, segna l’inizio di una nuova era.
Se i democratici vogliono tornare a vincere, ma soprattutto a contare qualcosa nel Paese, non possono che affidarsi alla nuova nidiata socialista che sta crescendo in fretta da una costa all’altra, riponendo in soffitta i dinosauri, gli affaristi, coloro che flirtano con i grandi capitali, coloro che pur di non vedere un socialista al potere preferiscono i fascisti e coloro che non hanno mai compiuto mezzo minuto di opposizione al trumpismo, deprecandone magari gli eccessi ma non certo l’impostazione culturale. Basta, insomma, con i “Reagan democrats”, i democratici che votavano Reagan infatuati dal suo progetto politico e dal suo massacro sociale, di cui l’intero Occidente sta ancora pagando le conseguenze; basta con lo strapotere delle dinasty, che hanno ridotto il Partito Democratico a una copia mal riuscita dei repubblicani; basta anche con Obama, fra tutti senza dubbio il più lucido, capace e minimamente spendibile, perché a sua volta ha deluso, promettendo ciò che sapeva di non poter mantenere e rivelandosi sostanzialmente un’esperienza da archiviare; basta con i Cuomo, le Nancy Pelosi, i Biden, le Harris, i governatori che si vantano di essere miliardari, quelli che elogiano di fatto i metodi trumpiani sulla sicurezza e l’immigrazione e i tanti, troppi che non sono in grado di pronunciare la parola “genocidio” a proposito del martirio del popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania. Il voto della città più importante del mondo ci dice questo e molto altro ancora, confermando che basta un po’ di radicalità, qualche idea innovativa e il ritorno a principî e valori autenticamente di sinistra per riportare alle urne una generazione che si astiene non perché sia apatica o anti-politica ma perché è stanca di non sentirsi rappresentata da nessuno.
Ora, però, attenzione, Non aspettiamoci miracoli nemmeno da Mamdani. Qualche rospo dovrà ingoiarlo anche lui, qualche compromesso discutibile dovrà accettarlo a sua volta e non potrà, probabilmente, attuare per intero il suo meraviglioso programma (asili nido e trasporti gratuiti, supermercati di proprietà del comune e politiche edilizie dalla parte dei più deboli, giusto per citare alcuni temi cardine della sua campagna elettorale), specie se si considera che Trump gliel’ha giurata pubblicamente, che avrà contro l’ala più estremista della comunità ebraica e che la situazione in cui versa New York è tutt’altro che rosea. Non è riuscito a governare come avrebbe voluto Obama e, sicuramente, qualche errore lo commetterà pure Mamdani. L’importante è che ci provi, che non si fermi, che vada comunque avanti e che indichi la strada al suo partito e a un Paese che il trumpismo, il muskismo e la saldatura fra la destra fascistoide e quella oligarchica e tecnocratica hanno reso irriconoscibile.
I ventenni e i trentenni che hanno letteralmente assaltato i seggi per votarlo, in conclusione, chiedono una sola cosa: ridateci l’America. Rendetela di nuovo grande, ma non nel senso becero che attribuisce Trump a questo termine bensì l’opposto: accogliente, sicura, premurosa, attenta alle diversità, capace di valorizzarle, coraggiosa, intraprendente e speranzosa. Liberateci dalla paura, dalla cappa di terrore in cui stiamo vivendo e dall’incertezza per quanto riguarda il futuro, legata alle troppe disuguaglianze e ingiustizie economiche che affliggono la nostra società.
E se a qualcuno, alle nostre latitudini, sono fischiate le orecchie, meglio così. La campana suona anche per voi e stavolta non potete ignorarla.

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