Giornalismo sotto attacco in Italia

Sulle tracce delle inchieste del giornalista Jan Kuciak, assassinato con la sua compagna Martina Kusnirova

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Sono passati oltre sette anni dall’omicidio del giornalista Jan Kuciak, e della sua compagna Martina Kusnirova, che portò alla caduta del governo di Robert Fico in Slovacchia. Fico nel frattempo è tornato al potere nel 2023. IrpiMedia insieme a Investigatívne centrum Jána Kuciaka (Icjk), il centro di giornalismo d’inchiesta aperto in memoria di Kuciak, proseguono idealmente le indagini che Kuciak stava conducendo prima di essere assassinato, tenendo accesa l’attenzione su un duplice omicidio di cui i media sembrano essersi dimenticati. Un omicidio contro la libertà di stampa e di espressione, contro la libertà di indagare le strutture di potere. La nuova inchiesta di IrpiMedia e Icjk non tratta dell’omicidio, ma piuttosto continua le indagini di Kuciak sui traffici legati alla criminalità organizzata e connessioni dirette con l’Italia. La Slovacchia resta terra fertile per la criminalità italiana, come titola Irpi Media. Abbiamo fatto qualche domanda a Lukas Diko direttore di ICJK e Lorenzo Bagnoli condirettore di IrpiMedia.

L’inchiesta è disponibile sul sito di IrpiMedia al link https://irpimedia.irpi.eu/slovacchia-italia-pascoli-ndrangheta-narcotraffico/

Molto prima dell’omicidio di Jan e Martina, era già chiaro che lo Stato fosse “rapito” dalla corruzione, da un’applicazione della legge inefficace e da interessi politici, e che i giornalisti investigativi rappresentavano l’ultima frontiera per la tutela dell’interesse pubblico e della società. L’omicidio di Jan e Martina è stato uno shock per tutti noi, sottolinea Lukáš Diko, e ci ha costretti a riconoscere che la situazione nel Paese era molto più grave di quanto immaginassimo.

È molto preoccupante, spiega Diko, che il sistema giudiziario non sia stato in grado di emettere un verdetto definitivo sul caso dopo quasi 8 anni e che siamo in attesa di un terzo nuovo processo, nei confronti dell’imprenditore Marian Kocner, ritenuto il mandante dall’accusa.

Dall’inchiesta appena pubblicata, spiega invece Lorenzo Bagnoli, emerge come «imprenditori italiani collegati alla ’ndrangheta e nuovi alla Slovacchia abbiano recentemente avviato attività nelle stesse zone del Paese dove operavano gli italiani indagati da Kuciak, approfittando di un sistema che continua a mostrare falle e zone d’ombra».

I giornalisti, compresi quelli investigativi, sono stati aggrediti e molestati verbalmente e online sui social network dalle più alte cariche dello Stato. Tanto che l’attuale premier, nel 2019, aveva dichiarato che i giornalisti slovacchi sono «la più grande minaccia per la democrazia».

Per condurre questa inchiesta, i giornalisti di IrpiMedia e Icjk hanno incontrato difficoltà in entrambi i Paesi. Non sempre le richieste di accesso agli atti hanno avuto risposta, alcuni dei Tribunali in Italia non hanno risposto alle richieste di ottenere copia di vecchia documentazione giudiziaria, incluso sentenze passate in giudicato. In Italia, da quando è passata la legge Cartabia, anche solo verificare informazioni come assoluzioni o condanne è diventato un percorso a ostacoli. Fortunatamente le fonti anonime arrivano in soccorso, e infatti grazie alla documentazione contenuta nella Kocner Library e al lavoro sul campo i giornalisti sono comunque riusciti a continuare il lavoro di Kuciak.

La Kocner Library è un archivio che contiene il fascicolo d’indagine sull’omicidio di Kuciak e su altri casi criminali nel Paese, e che è stato fornito ai giornalisti di Occrp e Icjk da fonti anonime nel 2019.

«All’ICJK gestiamo una piattaforma per la protezione dei giornalisti e ogni anno registriamo decine di episodi segnalati direttamente da loro, oltre a centinaia di altri casi che individuiamo attraverso analisi approfondite. Poiché gli aggressori sono spesso figure istituzionali di primo piano, attaccare i giornalisti è diventata una prassi normale ed un’atteggiamento anche dei cittadini che seguono l’esempio dei politici», incalza Diko. «È preoccupante che le aggressioni verbali si traducano spesso in minacce di morte o insulti di persona.  Fortunatamente abbiamo registrato solo 1 o 2 aggressioni fisiche contro i giornalisti, ma il clima si sta deteriorando molto rapidamente e i pericoli per i giornalisti sono sempre in aumento».

Illustrazione di Claudio Capellini – IrpiMedia/Icjk

 

 


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