Carlo Verdelli, editorialista del Corriere della Sera, ex direttore, fra gli altri, della Gazzetta, di Repubblica e del settimanale Oggi, è, tra le firme di punta del giornalismo italiano, colui che più di chiunque altro si sta battendo per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante italiano preso in ostaggio da un anno in Venezuela senza alcun motivo né ufficiale né ufficioso. Un ostaggio del governo Maduro, sia ben chiaro, con tutti i rischi connessi alla situazione instabile del Paese sudamericano e alle incerte sorti del suo leader, finito nel mirino dell’amministrazione Trump, apparentemente per via del traffico di droga.
Conosco Verdelli da anni e non l’avevo mai sentito così preoccupato, cosciente che il tempo stringa e non ci sia un minuto da perdere, come del resto ha ribadito di recente la madre Armanda.
Per questo, sia nell’intervista che dalle colonne di Articolo 21 lanciamo un’idea a tutti i direttori e le direttrici dei giornali italiani: pubblicate un banner in cui si chieda la liberazione di Alberto Trentini. Un appello bipartisan, senza colore politico, che riguardi tutti e, possibilmente, investa anche il mondo della cultura, della politica e dello sport, altre volte decisivi nell’esercitare la pressione necessaria per giungere alla liberazione, ad esempio, di Giuliana Sgrena, la collega del Manifesto rapita in Iraq nel 2005, o Cecilia Sala, la collega di Chora Media presa in ostaggio dal governo iraniano meno di un anno fa.
Chiediamo che sia messa una foto, un nome, una richiesta di libertà: sui giornali, ij striscioni fuori dai comuni, in ogni dichiarazione dei politici di maggioranaza e di opposizione. Il tempo, ribadiamo, sta scadendo e la vita di Alberto Trentini dev’essere la priorità per un Paese che voglia continuare a vivere nel rispetto della Costituzione e nella tutela di ogni cittadino che lo abita.
