Da qualche settimana Facebook ha deciso di imbavagliare anche la pagina di Articolo 21.
Ci hanno recapitato un avviso che avremmo violato i loro codici e che ci avrebbero considerato “sito non consigliato”
Da quel momento la nostra pagina che era passata, in poche settimane, da 29 mila a 41 mila followers, si è improvvisamente fermata.
La cosa grave è che Facebook non ha segnalato dove e quando avremmo violato le regole.
Abbiamo risposto per ben due volte, ma nessuno ha avuto il garbo di spiegare.
“Facebook è di una azienda privata” risponde l’amico ormai rassegnato a piegare il capo di fronte al trumpismo avanzante, ma noi non ci stiamo ed ora presenteremo un esposto e scateneremo una campagna di denuncia in ogni sede, autorità, tribunali e parlamento.
La piattaforma non é sciolta dal rispetto delle norme internazionali e nazionali.
Non può oscurare senza neppure rispondere, non può farlo con chiunque e tanto meno con associazione che si occupano della lotta contro i bavagli.
Ci hanno informato che molte altre associazioni e pagine stanno subendo lo stesso trattamento, in particolare le sanzioni colpiscono chi si occupa di Gaza, del giornalisticidio, del genocidio, della internazionale nera dei Trump, dei Netanyahu, dei Putin, degli Orban, della Meloni..
Siamo arrivati al punto che ci sono pagine e siti che quando vogliono parlare di Gaza o del genocidi, inseriscono numeri al posto delle lettere, per non farsi bloccare dall’algoritmo .
Stiamo scherzando?
Le autorità competenti hanno nulla da dire?
Non per articolo 21, ma per tutti.
I parlamentari vogliono convocare il governo in aula?
Le autorità di garanzia competenti, Agcom e privacy, intendono intervenire o, anche loro, danno per scontato che Facebook possa oscurare chi vuole senza neppure fornire spiegazioni?
