Splendida piazza, ieri pomeriggio a Santi Apostoli! Grazie a Giuseppe Conte e al M5S per averla organizzata, alle altre forze d’opposizione per aver aderito in maniera silenziosa ma sincera, a Sigfrido Ranucci per aver portato sul palco una testimonianza preziosa della propria vita e del proprio operato e a tutte e tutti coloro che sono intervenuti, risvegliando partecipazione popolare, orgoglio, senso di appartenenza e passione politica e civile. Come abbiamo detto già in altre occasioni, sono elementi indispensabili per costruire l’alternativa a questa destra che la segretaria del PD, Elly Schlein, ha fatto bene a definire “estrema”.
Personalmente, ho avuto l’onore di parteciparvi in rappresentanza Articolo 21, rilanciando le nostre proposte di sempre: la battaglia affinché cittadine e cittadini siano informati correttamente, altrimenti continueremo ad avere una democrazia a metà, la storica lotta di Roberro Morrione e Santo Della Volpe, tra i fondatori della nostra comunità, contro le querele temerarie e ogni forma di intimidazione e bavaglio, la richiesta di battersi anche in nome di coloro che non sono Ranucci ma croniste e cronisti che lavorano in terra di frontiera, fra intimidazioni, ricatti e soprusi d’ogni sorta, l’antica idea di dar vita a un intergruppo parlamentare in favore dell’articolo 21 della Costituzione, mai come ora calpestato e umiliato, e infine la necessità di dar vita a una grande manifestazione unitaria sul modello di quella che animammo nell’ottobre del 2009 e nel marzo del 2011. Il tricolore e la Costituzione: basta questo. Per il resto, noi saremo ovunque: ieri con i 5 Stelle e presso la sede di Libera per rendere omaggio alla memoria di Giancarlo Siani, sabato 25 a San Giovanni con la CGIL e in qualunque altro luogo sarà possibile portare la nostra voce per difendere i principî e i valori per i quali siamo nati e che continuano a caratterizzarci.
Ora, però, serve un salto di qualità. Bisogna organizzare, ribadiamo, una manifestazione unitaria perché la barbarie ha raggiunto un livello mai visto prima, bisogna scendere in piazza tutte e tutti insieme perché con meno di questo rischiamo di non poterlo più fare in futuro, bisogna fare gruppo e accantonare diffidenze, inimicizie e narcisismi del passato perché urge una coalizione che sia davvero di popolo, radicata nella società e in grado di essere credibile agli occhi degli ultimi, degli esclusi, dei dimenticati e di tutte e tutti coloro che non credono più nella politica perché la sentono lontana e inefficace. E poi il referendum di primavera per scongiurare la separazione dei CSM e la trasformazione, di fatto, dei PM negli avvocati della Polizia, il contrasto di tutti i tentativi di assoggettare scuola e università ai desiderata del governo e infine, ultimo ma non meno importante, il rafforzamento del campo progressista in vista di elezioni che costituiranno davvero uno spartiacque nella vita del nostro Paese.
Mi sia consentita, in conclusione, una notazione personale. Osservando il video trumpiano, generato con l’intelligenza artificiale, in cui si vede l’inquilino della Casa Bainca che lancia cacca da un aereo sui manifestanti a lui ostili, mi è tornata in mente una delle scene più significative di un kolossal che ha segnato l’infanzia della mia generazione: nel “Titanic” di James Cameron, infatti, a un certo punto, il transatlantico, saturo d’acqua, si spezza e in pochi minuti affondano sia la poppa che la prua. Ebbene, posto che il Titanic oggi si chiama Italia, da questa follia contemporanea rischia di non salvarsi nessuno, neanche i più convinti elettori della Presidente del Consiglio, evidentemente ignari, in molti casi, delle conseguenze nefaste di un simile modo di approcciarsi alla cosa pubblica. Noi, da avversari, crediamo invece che meritino rispetto anche loro e le loro idee, a meno che non coincidano col fascismo (cosa che, ahinoi, avviene troppo spesso); pertanto, lanciamo un vano appello a Meloni a tutelare se non noi che siamo italiani ma le siamo orgogliosamente avversi, almeno chi si è fidato di lei e avrebbe il diritto di vivere in una Nazione ben amministrata e non nell’incubo di una guerra civile neanche troppo a bassa intensità come quella che sta squassando gli Stati Uniti.
