Continua la battaglia legale (e morale) di Mimmo Rubio, il giornalista sotto scorta per le minacce della camorra. E’ in corso infatti il processo a carico di esponenti del cartello degli Amato-Pagano. Gli imputati sono complessivamente sette, a giudizio in due tronconi diversi ma con le stesse accuse e per gli stessi episodi. In primo grado ci sono già state due condanne. Al Tribunale di Napoli Nord nel corso dell’ultima udienza di uno dei tre procedimenti riguardanti le minacce del clan della camorra, denominato clan della 167 di Arzano, braccio del cartello camorristico degli Amato-Pagano, i cosiddetti “scissionisti”, al giornalista Mimmo Rubio, dovevano essere videocollegati dal carcere il capoclan, Giuseppe Monfregolo, e il ras Antonio Alterio (ma entrambi hanno rinunciato)
Ad inizio dell’udienza, però, il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Caputo, ha depositato agli atti del processo, e quindi per conoscenza ai difensori dei due imputati Monfregolo e Alterio che per gli stessi episodi intimidatori di cui sono accusati in altro separato processo svoltosi con rito abbreviato, sono stati già condannati in primo grado gli imputati Carlo Raiano e Antonio De Sio, esponenti del clan della 167. Durante l’udienza è stato poi interrogato uno dei testi investigativi dell’Arma dei Carabinieri che ha confermato tutte le accuse contro gli esponenti del clan, con dovizia di particolari.
L’udienza con imputati il capoclan Giuseppe Monfregolo e il ras Antonio Alterio è stata aggiornata a gennaio 2026.
A dicembre 2025, invece, si svolgerà la prima udienza per i restanti tre imputati, Raffaele Piscopo, Vincenzo De Sica e Salvatore Rea, i primi due esponenti del clan già finiti in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, rinviati a giudizio (lo scorso 8 settembre) con le stesse accuse e per gli stessi accadimenti dal Gup del Tribunale del Minori, Anita Polito.
