Giornalismo sotto attacco in Italia

Due anni senza Andrea Purgatori

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Due anni senza Andrea Purgatori, e il vuoto si sente più che mai.

Giornalista, scrittore, sceneggiatore. Uomo di inchieste, verità scomode, dettagli che nessuno voleva guardare. Con la sua voce calma e la penna tagliente ci ha insegnato che il giornalismo non è mai neutrale: è una scelta, ogni giorno, di stare dalla parte dei fatti, anche quando fanno male.

Oggi, in un’Italia dove la verità viene spesso piegata ai ritmi dei social, dove il dissenso è bollato come propaganda e le piazze si riempiono di rabbia e confusione, ci manca la sua lucidità.

Ci manca Atlantide, con i suoi silenzi pensati, le ricostruzioni minuziose, le domande che restavano sospese.
Ci manca un racconto capace di unire passato e presente, per spiegarci quanto l’oggi sia figlio di ciò che abbiamo ignorato ieri.

Cosa avrebbe raccontato oggi Andrea Purgatori?
Forse un’indagine sul tentativo di riscrivere la storia della Strage di Bologna o delle stragi di mafia.
O magari un altro viaggio nei dossier sepolti della nostra Repubblica, per ricordarci che la memoria non è solo un esercizio civile — è un’arma contro l’oblio.

Lo immaginiamo ancora lì, con il taccuino in mano, una sigaretta accesa, e lo sguardo puntato su ciò che si vuole nascondere.


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