«Sei una grandissima persona, siamo tutti con te! Palestina libera!».
«Grande solidarietà».
«Se lo facessimo tutti? Se per ogni bandiera palestinese tolta ne mettessimo 20?».
«La libertà va difesa con ogni mezzo».
Dai social arrivano 1600 commenti, praticamente tutti a sostegno di Umberto De Maio, il barcaiolo di Ponza che alcuni giorni fa aveva issato la bandiera palestinese sul pontile, all’attracco del servizio di imbarcazioni di cui è titolare.
La notte tra il primo e il due giugno De Maio ha subito una violenza: qualcuno lo ha prima minacciato e poi è passato all’azione, aggredendo il guardiano e strappando via con forza la bandiera.
Di Maio non ci ha pensato su due volte e il giorno dopo ne ha issata un’altra: il due giugno al porticciolo dell’isola pontina sventolava una nuova bandiera palestinese, più piccola della precedente.
«L’abbiamo messa per essere solidali con quella povera gente che viene massacrata ogni giorno», ha commentato il barcaiolo.
«Da Roma mi sono arrivati alcuni messaggi che non vanno per niente bene: mi hanno detto che la ‘Comunità’ sta facendo casino, ma io non ho bisogno di loro, preferisco fare la fame piuttosto che vivere come una pecora», ci ha spiegato in una video-intervista.
Ponza era ed è dalla sua parte: i marinai del porto, i dipendenti di ‘Ciccionero’, i tanti ristoratori dell’isola, e i turisti della domenica hanno fatto quadrato attorno a Umberto, il barcaiolo eroe.
Il coraggio di quest’uomo – che si è raccontato nel video ‘esploso’ su Instagram – ha ricevuto oltre mille plausi sui social.
E la dice lunga sul posizionamento della società civile italiana rispetto al genocidio dei palestinesi in corso a Gaza e in Cisgiordania.
Già da alcuni mesi il Paese reale è chiaramente schierato dalla parte della giustizia, e dunque per Gaza.
Il popolo italiano preserva se stesso mettendosi, in autonomia, dalla parte giusta della Storia.
L’opinione pubblica è andata ben oltre la politica, l’informazione mainstream scorretta e il politically correct fake di chi non osa condannare Israele.
D’altra parte il buon senso smonta ogni ridicola accusa di antisemitismo che non sta in piedi.
«Sta’ storia dell’antisemitismo deve finire – commenta un utente di Instagram – Se mi spintona un israeliano e io reagisco, sono un antisemita?».
«Stare con la Palestina non è una posizione politica, è una questione di umanità», scrive un altro.
«Ormai viviamo in un Paese in cui preservare il rispetto per l’umanità e il senso di pietà per il prossimo è diventato un vero e proprio gesto di eroismo», commenta Francesco sui social.
«Free Free Palestine! Questo massacro non in mio nome!», è il commento di Clara.
I segnali concreti che arrivano dalla strada (non virtuale) sono infiniti: dal presidio permanente spontaneo in piazza Montecitorio al collettivo di 250 giornalisti italiani per Gaza, ai sudari del 24 maggio, alle fiaccolate, ai siti in alle iniziative spot, autorizzate o meno.
Un risveglio collettivo delle coscienze; un bisogno di stringersi, contarsi, guardarsi, gridare che questo “non sarà fatto in nome nostro”.
La presenza della base compensa, almeno in parte, il vuoto di umanità e politica che pesa sul versante opposto. Quello governativo.
Quello dei palazzi tutti (compresa la Chiesa di Roma) e quello della diplomazia tutta. Principalmente europea.
Ci attendiamo che un simbolo come la bandiera di Ponza, contribuisca, assieme a mille altri simboli, al risveglio.
Ad abbattere il muro di silenzi, vigliaccheria, complicità e pochezza al potere.
Tra 4 giorni scade il memorandum di intesa Italia-Israele in materia di Difesa, cooperazione in ambito scientifico e tecnologico e pubblica sicurezza.
Ratificato nel 2005 si rinnova automaticamente ogni 5 anni. Il prossimo rinnovo avverrà l’8 giugno.
Dal 2003 questa intesa consente lo scambio di tecnologie, brevetti, software e informazioni riservate, coperto da segreto militare.
Questa intesa va assolutamente fermata.
Qui il video di Umberto, il barcaiolo.
