Cagliari al fianco della Palestina e al coraggio delle Ilaria

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Cagliari, Teatro Lirico. Si chiude il sipario sulla prima di Tosca di Giacomo Puccini diretta da Beatrice Venezi e accade l’imprevedibile. Dai loggioni calano grandi bandiere della Palestina ed un striscione con la scritta “Cessate il Fuoco”. In platea volantinaggio a favore del popolo palestinese massacrato a Gaza e uno speakeraggio con l’utilizzo di un megafono per sensibilizzare i presenti sul tragico momento storico della guerra in quella terra tormentata e devastata. Nessun fastidio o reazione negativa da parte dei presenti. Anzi, anche qualche timido applauso di sostegno. La lirica, a Cagliari, è spettacolo frequentato soprattutto dalla medio-alta borghesia cittadina che è stata così costretta ad occuparsi di qualcosa su cui, probabilmente, preferirebbe calasse il silenzio.

Cagliari, 16 marzo. I promotori dell’iniziativa “Ilaria libera” spiegano che ha un preciso significato la data di presentazione. Il 16 marzo 1978, data del rapimento di Aldo Moro e del massacro della sua scorta, studenti, docenti, personale ausiliario del liceo “Siotto Pintor” si riunirono spontaneamente e immediatamente in un’assemblea. Tra gli studenti il padre di Ilaria Salis, Roberto, e molti suoi compagni di scuola cresciuti nella cultura democratica ed antifascista. A quella cultura oggi si rifanno in difesa di Ilaria, incarcerata brutalmente, contro ogni decenza giuridica, in Ungheria, paese di ricca tradizione culturale e politica, oggi nelle mani di un autocrate come Orban. Debole l’intervento di tutela di un cittadino italiano da parte del cosiddetto governo amico di Orban che invece di sfruttare quella cosiddetta ‘amicizia’, non opera per la tutela anche fisica di Ilaria, finita in carcere per una vicenda dalla quale lei continua ad escludersi, mentre i nazisti e fascisti protagonisti di quella rissa furono rimessi in libertà solo dopo qualche giorno. Ilaria subisce un’indegna carcerazione da oltre un anno.

Non solo debole il governo italiano, altrettanto debole l’Europa che per essere veramente Unione dovrebbe avere la forza di imporre il rispetto dei diritti umani e civili a tutti gli stati che ne fanno parte. Il governo ungherese è lasciato libero di perpetrare gravi soprusi contro una militante antifascista. Queste le ragioni che hanno indotto il comitato organizzatore, presieduto da Pietro Pani, con il sostegno di 40 associazioni e organizzazioni sociali e politiche, tra le quali Articolo 21, a indire per mercoledì prossimo una manifestazione a Cagliari, in Piazza Garibaldi, con inizio alle 18. Relatore principale sarà il padre di Ilaria Salis, Roberto.

Cagliari 20 marzo. Data di grande valore simbolico per rendere omaggio anche al grande coraggio di un’altra Ilaria, giornalista del TG3 della Rai, coraggiosa e inarrestabile, uccisa in Somalia insieme con il suo operatore Milan Hrovatin mentre si occupava di una losca questione di traffici illeciti – di armi o di rifiuti tossici – in cui era probabilmente coinvolta anche l’Italia. Il 20 marzo saranno trent’anni esatti da quel delitto rimasto finora impunito e quel giorno i democratici potranno ricordare l’indomito coraggio di due giovanissime donne che non sono arretrate di fronte a minacce o violenze, un forte esempio di quella convinta adesione ai valori su cui lo Stato Italiano è stato costruito grazie alla Costituzione antifascista, antirazzista, solidale a tutela di diritti che oggi stanno subendo pesanti attacchi, da quelli associativi e di manifestazione del pensiero critico, alla libera informazione.

Su tutto questo il sito di Articolo 21 proporrà uno speciale monografico che avrà come tema guida la vicenda umana e professionale di Ilaria Alpi e il coraggio dei suoi genitori.


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