Il silenzio per dirlo

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Non esiste una parola per definire chi perde un figlio.

Il vocabolario non la prevede. Abbiamo un nome per chi non ha più i genitori, per chi resta senza il compagno o la compagna di una vita, ma non sappiamo come chiamare chi affronta il dolore più contro natura che si possa anche solo immaginare. Non abbiamo le parole per dirlo. Perché è un concetto troppo grande, anche solo da pensare. E allora forse bisogna usare il silenzio quando ci si avvicina ad un genitore che ha perso un figlio o una figlia. Un silenzio carico di rispetto per il suo dolore. Un silenzio privo di giudizio.

Sarebbe bello che la famiglia di Giulia Cecchettin avesse intorno oltre al sostegno e alla commozione, anche un silenzio rispettoso. Purtroppo non è stato così. In queste ore ci tocca leggere che il padre e la sorella della ragazza uccisa- come per sua stessa ammissione e stando a quanto riportato da più fonti di stampa- dall’ex fidanzato, sono stati insultati e minacciati in rete, che alla violenza che hanno già avuto in sorte si è aggiunta anche l’aggressività degli haters che non hanno risparmiato parole cariche di odio. Si parla molto di educazione alle relazioni per prevenire ogni forma di violenza. Sembra davvero urgente ripartire da una cultura del rispetto.


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